Uno dei misteri più strani della storia è riuscire a comprendere come mai milioni di Aztechi riuscirono a farsi sconfiggere da un piccolo contingente di Spagnoli. Nonostante le (poche) armi a disposizione, l’inferiorità numerica avrebbe dovuto svantaggiare nettamente gli Europei. La chiave nel successo fu tutta nella strategia adottata dal leader dei Conquistadores, Hernan Cortés: come studiato da Tzvetan Todorov ne  “La conquista dell’America. Il problema dell’«altro»”, Cortes cercò di raccogliere ogni possibile dettaglio utile riguardo alla società azteca, per sfruttarne le debolezze. La conoscenza di alcune falle nella mentalità del popolo guidato da Montezuma gli permise di piegare gli Aztechi al proprio volere.

Da sempre il controllo dell’informazione, la conoscenza in generale, è la chiave per conquistare e controllare il potere. Già Augusto, 2000 anni fa, mise in piedi una imponente opera di propaganda politica. Egli, che non era affatto un grande guerriero, costruì un impero grazie ai mezzi di comunicazione.

È quindi inevitabile che un’informazione libera, senza condizionamenti dall’alto, possa dar fastidio. Interferire con i piani dei “potenti” significa minarne la base del potere. Forse è questo il motivo per cui è riemerso il tentativo di imbavagliare i media.

Al Senato è rispuntato, dopo un anno di silenzio, il ddl “Loch Ness“, il disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Le sanzioni previste sono letteralmente spaventose: rettifiche immediate, multe fino a 50000 euro, interdizione fino a sei mesi. Il direttore responsabile di una qualsiasi testata on-line viene incatenato.

L’informazione non si può eliminare: ogni uomo ha in sé uno spirito faustiano, una fame di conoscenza che ha bisogno di essere saziata continuamente. E allora si cerca di regolamentarla, codificarla, renderla innocua, per annullare la libertà di stampa in modo subdolo.

Inutile dire che questo ddl rappresenterà un macigno soprattutto per i piccoli media. I giganti dell’informazione subiranno veramente queste misure? Davvero saranno sanzionati i direttori responsabili dei principali giornali italiani? O sarà, invece, chi presenta una linea editoriale controcorrente a rischiare di più?

Libero Pensiero, sin dalla sua recente rinascita, si è presentato come la “Voice of the Voiceless”, la voce dei senza-voce, di chi vuole gridare il suo malcontento verso le storture della società contemporanea. Siamo un giornale apartitico, alle nostre spalle non c’è nessuno. Saremmo completamente indifesi di fronte a simili misure.

Quale destino per noi? Quale destino per le testate giornalistiche indipendenti? Questo ddl non fa che rafforzare l’opinione del sottoscritto e dell’intera redazione che questa che stiamo compiendo è una piccola rivoluzione. Il panorama attuale del giornalismo, non voglio usare mezzi termini, è pietoso. Ormai è communis opinio che il giornalista sia un servo del potere, uno schiavo manovrabile dal potente-burattinaio di turno. Ed ora le catene aumentano.

Nonostante ciò, noi accettiamo la sfida. Non smetteremo di fornire ai nostri lettori un’informazione all-around di qualità. Non rinunceremo a fare da megafono alle voci più disparate, anche opposte fra di loro. Perché questo è “Libero Pensiero”, una sorta di grande piazza del Bel Paese dove sono gli ultimi a parlare, perché gli ultimi, schiacciati dal peso opprimente di politiche miopi, hanno bisogno di una valvola di sfogo, di un canale con cui dire la propria.

Noi siamo gli ultimi, noi siamo la voce degli ultimi. Abbiamo dimostrato, in termini di visualizzazioni, che il nostro lavoro paga, che la gente vuole un’informazione di un certo tipo. Non ci trasformeremo mai in una raccolta di notizie trash e nudo, come hanno fatto altre testate. Ve lo promettiamo.

Abbiamo deciso di osare, di fare nostro il motto reso famoso da Steve Jobs: “Stay hungry, stay foolish”. Non ci resta altro che lottare, che diffondere il più possibile, con i nostri mezzi, la notizia di questo ddl in arrivo che, non a caso, è passata sotto silenzio.

Dove gli altri non informano, noi ci siamo. E ci saremo, sempre.

Il Direttore
Davide Esposito