“Ho preso qualche appunto, proprio qualche appuntino così. Ora si parla del TFR: gli 80 euro li ha dati e mo li mette strutturali, ma non si sa da dove prenderà i soldi; poi ci penserà la collega Lezzi a spiegarci da dove altro li toglie. […] Adesso [Renzi] mette in mezzo la storia del TFR. Sono andata a vedere chi ha introdotto il TFR e sono rimasta sorpresa: l’ha messo – il duce – Mussolini. Allora, Mussolini introduce il TFR e crea uno Stato sociale e Renzi cosa fa? Toglie il TFR, lo mette in busta paga, lo tassa, aumenta in tal modo la possibilità di acquistare in maniera tale da rendere poi strutturale l’aumento degli 80 euro. Li sta prendendo dalla tasca delle persone!”.

Questo pezzo è uno spezzone di discorso stenografato della, si fa per dire, onorevole Taverna. Nelle aule del Senato, anche prima dell’ingresso della Taverna, sicuramente se ne sono viste tante, e sicuramente non è una sorpresa sapere della simpatia più o meno esplicita da parte di molti militanti del Mo’ Vi Mento verso i loro maestri più fecondi. Tuttavia sentire risuonare queste parole nelle aule del parlamento repubblicano fa comunque un certo effetto, un certo ribrezzo.

Un tempo si limitavano a rifiutare di definirsi antifascisti, a non festeggiare la Liberazione, ad applaudire quando il loro leader si definiva “scherzosamente” #oltre Hitler. Oggi ne attingono a piene mani, senza vergogna, e addirittura attribuiscono al Fascismo la nascita dello Stato Sociale.

Il nuovo che avanza…

rifobenni