NAPOLI – Martedì 7 ottobre la vita di un ragazzo di soli 14 anni è cambiata per sempre. È cambiata perché qualcuno ha deciso di imporgli una violenza senz’alcuna motivazione. La vicenda è avvenuta intorno alle 19 quando, nell’autolavaggio Sprint di via Padula, dei ragazzi hanno immobilizzato, denudato e violentato Salvatore con un compressore per pneumatici.

Il motivo? Purtroppo questo aggrava ancora di più la situazione in quanto il tutto si fonda su motivi fisici del quattordicenne e quindi del tutto infondati. L’hanno deriso perché grasso: uno di loro lo ha bloccato, gli ha abbassato i pantaloni e soffiando con un tubo d’aria compressa gli ha provocato lacerazioni nell’intestino.

I carabinieri, grazie al racconto di Salvatore e ad una testimonianza, sono riusciti a risalire in poco tempo ai tre giovani colpevoli. Colui che usato il compressore è stato arrestato per tentato omicidio invece, gli altri due sono stati denunciati per concorso in tentato omicidio.

Per quanto riguarda la vittima le condizioni col tempo sono migliorate ma la prognosi resta riservata. Le lacerazioni, di cui la vittima non sa ancora l’esistenza per scelta della madre, restano profonde ma questo non è tutto. Ciò che si evince da questa storia è una tragedia nella tragedia, un caos di idee e reazioni che purtroppo non rendono giustizia a chi, come in questo caso, subisce violenze. Sono molte le persone che hanno considerato il tutto un atto di bullismo eppure ciò che rende un “atto” violenza non è poco. Ancor peggio poi se tutto ciò viene considerato soltanto come una “bravata” finita male. Si parla di vite, di rispetto, di sicurezza, di protezione.

Perfino Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, non ha potuto non esprimere la propria indignazione verso l’accaduto: «Dove siamo arrivati? Il degrado socio-culturale degli ultimi anni insieme alla crisi di valori e all’assenza dello Stato stanno producendo una deriva inaccettabile. Sono vicino alla famiglia e auspico quanto prima che il ragazzo esca dalla grave situazione clinica», ha concluso il Garante.

Secondo le testimonianze, intanto, sembra proprio che anche le famiglie stiano conducendo un ruolo fondamentale dopo la tragedia. Si sono, infatti, scontrati i parenti della vittima con i genitori dell’arrestato. «Hanno fatto – dicono quest’ultimi- una enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non è un tentato omicidio né altro, sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco».

Modi di vedere la vicenda che, ovviamente, non possono che aumentare la disapprovazione da parte dei genitori della vittima che, da un giorno all’altro, stanno vedendo il proprio figlio lottare tra la vita e la morte.

Purtroppo questa volta non si tratta di una semplice disgrazia. È necessario in questo momento prendere atto di quanto è accaduto e riflettere su ciò che pian piano stiamo vivendo. Di quanto ogni città diventi sempre più insicura e di quanto i giovani, il più delle volte, siano i responsabili o le vittime di tutto ciò. Una debolezza profonda che non deve essere solo ricercata attraverso mezzi superficiali e relativi, bensì ciò che servirebbe è rovesciare completamente il senso civico che spinge ognuno di noi,ogni giorno, ad alzarci dal letto ed avere rispetto per il prossimo.

Carmela Davide