Sin City – una donna per cui uccidere” non lascia spazio a molti dubbi: dopo un’attesa di nove anni, non ha il sapore originale e brillante del primo.

Tratto dal graphic novel di Miller, la “città del peccato” conserva l’assordante violenza di uomini cinici e arrabbiati, e di donne voluttuose e senza scrupoli che agiscono unicamente per i propri interessi, svalutando ad ogni occasione la vita umana. Non c’è nulla al di là di questo, nonostante i poetici tentativi di una profonda e saggia voce fuori campo che viaggia nella trama alla ricerca di un senso esistenziale nascosto. A dispetto del tono intrigante che sapeva dare nel primo, qui la stessa voce finisce per risultare quasi ingombrante.

Il film è visivamente bello, impreziosito da un’intelligente uso dei nuovi incantesimi digitali e da una regia tecnologica ben curata. Ma nulla di più.

Come nel precedente, anche in questo noir le tre storie dei protagonisti sono destinate a intrecciarsi nella putrida sin city; Dwight, Nancy e Johnny sono accomunati dal desiderio di vendetta, o rivalsa, contro il volto di un nemico.

Per Dwight si tratta di vincere l’attrazione per la velenosa femme fatale Ava, interpretata dalla seducente Eva Green che, tanto per cambiare, offre nella maggior parte delle scene uno spudorato nudo integrale, adombrato solo da un sofisticato e pericoloso chiaroscuro. La donna tesse una trama di bugie per portarlo ad eseguire inconsapevolmente i suoi piani, e il poverino si trova irretito per l’ennesima volta nella sua trappola. Il tutto è inserito in un tripudio di teste mozzate, occhi sradicati, calci nello stomaco e nei testicoli, forza bruta allo stato puro. Ava presenta col tono più esasperato i caratteri delle donne di Sin City: bellissima, ipnotica, spietata e manipolatrice. Smisuratamente crudele.

E’ questa la nota fondamentale che la differenzia da Nancy (Jessica Alba) che ritroviamo confusa, annebbiata dai fumi dell’alcool, devastata dalla morte dell’uomo che amava avvenuta per mano del perfido senatore Roark. Dopo averla repressa a lungo, Nancy deciderà di dar sfogo alla sua ira e di rendere giustizia all’amato con l’appoggio dell’immenso e spaventoso Marv (Mikey Rourke), che come con l’amico Dwight si presta volentieri a uccidere i cattivi e distruggere le loro case.

Jhonny (Joseph Gordon-Levitt) condivide con Nancy lo stesso bersaglio da colpire, indossando però le vesti di un giovane sfacciato molto più vicino al senatore di quanto si possa intuire all’inizio.

Nonostante gli evidenti sforzi del regista Rodriguez e di Miller, il secondo sin city è noioso e deludente: rinvigorito da una forte qualità estetica, ma rallentato da un ritmo fiacco e da una resa finale piatta e monotona. La tecnica innovativa che traspone le tavole grafiche su pellicola ha adesso perso il suo potere magnetico, la trama non è più avvincente e lascia presto appassire la curiosità. Le scene di cazzotti e torture continue rendono, paradossalmente, un’azione statica.

Semplicemente non ha nulla a che vedere con il primo.

Federica Margarella