Sembrava essersene dimenticato, dopo aver partecipato attivamente al governo Letta e aver collaborato come stampella esterna con il segretario del Pd Matteo Renzi, una volta diventato Presidente del Consiglio. Eppure oggi, a più di un anno e mezzo di distanza, Silvio Berlusconi torna a parlare dei brogli che, a suo giudizio, furono attuati durante le elezioni politiche del 2013 ai danni della coalizione di centrodestra. Lo fa durante il convegno organizzato da Gianfranco Rotondi a Saint Vincent, in un lungo intervento telefonico nella quale il presidente di Forza Italia si è sfogato contro quelli che lui considera i motivi principali sul quale si regge un governo da lui considerato di centrosinistra.
Innanzitutto i brogli, appunto, che già aveva denunciato nei giorni successivi alla proclamazione dei risultati. La “non-vittoria” di Bersani, l’exploit del Movimento Cinque Stelle, la rimonta sorprendente – anche se non decisiva – dell’ex-cavaliere erano i temi principali di quel periodo politico durante il quale le larghe intese erano ancora un miraggio da rifuggire. In quel periodo, il leader del centrodestra avanzò l’ipotesi di brogli, prendendo come prova di ciò nient’altro che l’entità ridotta di quel 0,32% con il quale il PD distaccò l’allora PDL. Insomma nessuna prova, tanto che la denuncia fu accolta per lo più come un risibile tentativo e una strategia malconcia.

Nell’intervento tuttavia non sorprende solo la ripresa di una strategia stantia che già al tempo ebbe poco credito e successo. L’ex-premier infatti rincara la dose definendo il parlamento stesso illegittimo, dal momento in cui la legge elettorale era stata definita incostituzionale dalla Consulta. Preme ricordare come quella legge elettorale, il porcellum, fosse stata scritta e approvata da Calderoli durante un suo governo. La teoria secondo cui il parlamento attuale sarebbe illegittimo è  stato un cavallo di battaglia dell’altra forza di opposizione, il Movimento Cinque Stelle, ma risulta essere stata smentita da giuristi e costituzionalisti di spessore partendo in primo luogo dalla sua impraticabilità.

Stupisce meno l’attacco di Berlusconi ai 32 senatori del Nuovo Centrodestra “che erano stati eletti dai nostri elettori, che avevano dato a loro come a noi il mandato di tenere a bada e contrastare la sinistra”, colpevoli di sostenere un governo marcato PD. L’obiettivo espresso da Berlusconi è chiaramente ricucire il centrodestra, superando “la scissione dei parlamentari che sono stati eletti” del PDL e costruendo una nuova Forza Italia e un nuovo centrodestra vincente senza necessariamente andare a recuperare gli scissionisti, ma piuttosto andando a raccogliere il consenso di quei 24 milioni di personeche non hanno votato alle ultime europee, e che vivono la politica con fastidio, disgusto e indifferenza”: un obiettivo comune con il Movimento di Grillo.

Poi lo sfogo: “Sto soffrendo moltissimo delle restrizioni che mi sono state imposte” dice scagliandosi poi contro l’uso politico della magistratura. “Ho avuto un trattamento che mai nessuno ha subito in una democrazia: in vent’anni  mi hanno fatto di tutto, hanno attentato alla mia serenità, al mio tempo, alla mia famiglia, alle mie aziende, al mio patrimonio, ai miei diritti politici perché io non posso votare e non posso essere votato ed infine anche alla mia libertà“.

Infine non manca di parlare della crisi Russia-Ucraina, tracciando velatamente un percorso comune con Matteo Salvini ospite in Russia presso Russia Unita, il partito di Putin. Berlusconi, come Salvini, rimarca come il pericolo per l’occidente non venga da un paese – cristiano – come la Russia ma dal terrorismo Islamico; critica, come Salvini e come anche Di Battista (M5S), l’inadeguatezza dei vertici europei, in particolare nella gestione della crisi tramite sanzioni che pregiudicano, a dire dei due leader del centrodestra, l’economia italiana. “Abbiamo distrutto quel lavoro fatto con Putin nel 2001-2002 per mettere fine alla guerra fredda” aggiunge alludendo poi al suo rapporto personale con il Presidentissimo della Federazione Russa.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell'università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l'arte e la cultura.