Cari lettori, bentornati al brainch e grazie di avere, ancora una volta, la pazienza di leggermi. Anche questa settimana proseguo il mio viaggio nei luoghi comuni di sempre, in cerca di cartoline da spedirvi, dopo aver parlato, nell’ordine, dei “nuovi modi” di fare politica; delle falsità sugli immigrati; e delle smanie frettolose d’indipendenza.

Questa mattina la mia attenzione si concentra invece sulla famiglia, e sul suo ruolo all’interno del tessuto sociale.

Dopo aver visto e letto un po’ di articoli sulla manifestazione (legittima, per ovvietà di cose) delle “Sentinelle in Piedi”, che probabilmente conoscerete già, ma che nel dubbio vi rammento. Si tratta di un movimento in difesa della “famiglia naturale”, ovvero quella costituita da un uomo e una donna. Hanno messo in atto una sorta di flash mob, restando fermi in piedi a leggere libri di assoluto spessore culturale, tipo quelli di Adinolfi. Roba che manco la biblioteca di Alessandria d’Egitto prima di prendere fuoco. Ho ritenuto dunque opportuno soffermarmi sull’argomento, e riflettere sulla famiglia. Non tenevo niente di meglio da fare? Eh, in effetti no.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Per iniziare, ho deciso di farmi aiutare dalle fonti più attendibili che conosco. Che cos’è una famiglia? L’enciclopedia Treccani fornisce un’ampia ed esaustiva dissertazione antropologica e giuridica, da cui estrapolo un’interessante osservazione. Anzitutto, non v’è traccia della “famiglia naturale”; la base fondante da cui parte la Treccani, dopo aver presentato gli aspetti antropologici, è la “famiglia elementare”, da cui possiamo leggere quanto segue: “L’unità veramente irriducibile, che costituisce la cellula, il nucleo su cui le diverse società si fondano, è l’insieme della madre con i figli. […] Se di per sé la procreazione non ha bisogno che dell’unione biologica tra la donna e l’uomo che la fecondi, la legittimazione dei figli e la protezione e sostentamento di essi e della madre non devono necessariamente essere assicurati dal genitor (o padre biologico)”.1

Insomma, tanto per cominciare, i maschietti possono anche togliersi di torno. Però non credo sia il caso di giungere a conclusioni così drastiche e affrettate. La vera questione è un’altra, ed ovvero, se sia possibile considerare “famiglia” quella formata da due persone dello stesso sesso. Gli elementi a detrazione sono i soliti: impossibilità di procreare, malcostume culturale, disapprovazione della Chiesa, viaggio assicurato all’Inferno, violenza psicologica sui bambini, eccetera eccetera. La famiglia, insomma, più che sull’amore sembra dover essere fondata su due persone di sesso diverso. Che poi siano due idioti incapaci di allevare figli che se le suonano di santa ragione 24 ore su 24, non ha importanza.

E infatti ecco sopraggiungere i dati ISTAT che, pur non essendo recentissimi, restano comunque abbastanza indicativi. Li snocciolerò con analitica freddezza, perché possiate contemplarli nella loro cruda esemplarità. Al 2010, c’erano 1 milione e 400 mila donne vittime di violenze fisiche e sessuali prima dei 16 anni all’interno della famiglia, e circa un terzo degli episodi mai denunciato. Nel 2011, in Italia ci sono stati 53 mila divorzi ed 88 mila separazioni, con una durata media del “sacro matrimonio” di 15 anni. Fino al 2012, l’EURES ha censito 2220 donne vittime del cosiddetto “femminicidio”. In aggiunta a questo, il Tribunale dei Minori denuncia 400 abbandoni di neonati all’anno: stime ufficiali, che stando a quanto sostenuto dai neonatologi sono ben lontane dal fornire uno spaccato fedele della realtà, che parla di numeri quasi dieci volte superiori.

Vorrei allora capire bene di quale “famiglia” e di quale “società” si parli. Vorrei sapere se sia più opportuno, per un bambino, crescere con due padri (o due madri) piuttosto che con due genitori che litigano ogni giorno – quando tutto va bene – o si parlano a malapena a monosillabi per decenni interi. Se sia più opportuno crescere con due madri (o due padri) oppure essere allevati in un orfanotrofio, nella grettezza dell’impersonalità e della solitudine. Alle persone che pretendono di difendere le fondamenta della società vorrei proprio domandare quanto si sentano paladini di Dio, se pensano di andarsi a conquistare un metro di paradiso garantendo il perpetuarsi di meschini atti di viltà nel silenzio vergognoso dell’ipocrisia. Io vorrei capire di cosa stiamo parlando. Perché a me non sembra che al mondo manchino gli eterosessuali, però in compenso mi sembra che manchi amore, quello sì, parecchio.

E negare la possibilità a due persone dello stesso sesso di adottare un bambino, togliendolo alla strada, allevandolo con pieni diritti e tutele, soprattutto crescendolo nell’amore del focolare domestico, più che una difesa mi sembra un vero attentato, un atto terroristico nei confronti del concetto stesso di famiglia. Sarebbe il caso di rifletterci almeno un po’, prima di imbracciare le Sacre Scritture e lanciarsi in una crociata di indici puntati e bocche contorte nel disgusto. Dio ci ama tutti: è forse allora bisessuale? Perché allora noi dovremmo farci imporre chi amare? Quanta sacralità c’è nella violenza, negli assassinii, nell’odio e nell’abbandono? E se è certo che errare è umano e perdonare è divino, faremmo bene a metterci in fila fin da ora con il capo chino.

Per chiudere, vi ringrazio per i suggerimenti, le opinioni anche negative, le osservazioni che mi fornite. Ricordo che è sempre possibile contattarmi all’indirizzo: ilbrainch@liberopensiero.eu

E per il momento, non mi resta che augurarvi buona giornata e darvi appuntamento al brainch di domenica prossima.

Emanuele Tanzilli

Fonti:
1) http://www.treccani.it/enciclopedia/famiglia