Nell’occhio del mirino di Genova in questi ultimi giorni c’è Marco Doria: primo cittadino della città alluvionata, ex-militante dei partiti comunisti ed attuale sostenitore indipendente di Sel. Nonostante i titoli di nobiltà, stamane scortato dagli agenti della polizia insieme all’europarlamentare Sergio Cofferati e il senatore PD Mario Tullo, ha subito efferate critiche popolane: “buffone, spazzatura, dimezzati lo stipendio e mettiti a spalare!

In merito alla questione della sicurezza climatica, un commerciante ribadiva che la sua carica avrebbe dovuto non esentarsi da onori combattivi, considerando i risvolti dell’alluvione avutasi nel 2011: “Appena insediato doveva incatenarsi a Roma per i lavori sui torrenti Bisagno e Fereggiano”

Ma purtroppo la città ligure non ha mai stilato un giusto resoconto pratico dell’emergenza climatica da affrontare, e tutti i rapporti e le riunioni effettuate sono diventate scartoffie di una politica burocratica fatta di timbri e tempi da aspettare; ci si è dimenticato ancora una volta, come spesso accade nei territori italiani colpiti da disastri improvvisi, che prevenire è meglio che curare. Ancora una volta le tragedie che lo stato avrebbe potuto attutire sono diventate il volto della disperazione di intere famiglie e di cittadini che vedono persi i rimasugli della propria vita.

In questi termini di solidarietà e supporto si esprime anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della confederazione ecclesiastica italiana, criticando soprattutto l’assenza di un forte assetto politoco: “La politica deve avere il coraggio di semplificare la burocrazia e avviare subito, in casi eccezionali come a Genova, interventi urgenti. È importante far sentire la vicinanza ai cittadini, quella vicinanza che cerchiamo di far sentire con i sacerdoti e i volontari e il vescovo che è pastore nella sua diocesi, perché la gente vive giorno per giorno e non può aspettare. Ci vuole lo sblocco di fondi immediatamente. Mi auguro che ci siano interventi finanziari adeguati e tempestivi, tanto più ora che tutti sanno che i milioni c’erano per la ricostruzione delle catastrofi passate ma sono bloccati dalla burocrazia. Al danno si aggiunge la beffa ed è questo che fa arrabbiare”

Egli si interroga anche su cosa sia la giustizia, specie per persone affrante da simili catastrofi e che non hanno niente con cui ricostruire una vita da zero: “Giustizia è riconciliare la gente con la comunità civile e politica, con i responsabili della cosa pubblica perché possano dare prova concreta, immediata e adeguata affinché la disperazione di tanta gente possa trasformarsi in fiducia, speranza ed energia.” È così che per il cardinale Bagnasco la politica deve uscire dai palazzi, dirigersi lì dove i mezzi per ostentare il cambiamento sono tetri e ostici; e allo stesso tempo, egli prova la dimostrazione che le azioni sono fattibili, stanziando un milione di euro dall’otto per mille, in aiuto delle persone vittime del maltempo e auspicando il ritorno alle loro attività nella sicurezza di un futuro più preparato alla sicurezza e alla previsione.

Le stesse parole di positivismo ed energia non provengono purtroppo, dal capo della  Protezione Civile Franco Gabrielli:La colpa di Genova, e di tutte le calamità che stanno accadendo, è del grande deficit culturale del nostro Paese sul tema della protezione civile. Nel 2013 il governo s’è dimenticato di finanziare il Fen, il Fondo per l’emergenza nazionale. Lo ha fatto poi nel 2014 stanziando 70 milioni di euro su 2 miliardi e 300 milioni.”

Con queste parole ci troviamo di fronte ad una realtà che non riesce a veder conciliare i diritti dei cittadini quando ci si trova di fronte a grandi somme di denaro che per molto tempo, restano bloccate tra un timbro ed un ricorso; nel frattempo “gli angeli del fango continuano a spalare la sporcizia cercando di sotterrare lo stesso ricordo della paura; ma purtroppo, si prospettano fatidiche le prossime giornate dei genovesi, e forse per la meteorologia  il peggio non è ancora passato.