Tensione ad Arzano presso la sede della Nuova Sinter, azienda metalmeccanica dichiarata fallita il 21 luglio scorso. Gli operai dell’azienda sono da una settimana in assemblea permanente, ma questa mattina, presi dallo sconforto e dal “completo abbandono delle istituzioni” sono saliti sul tetto dell’azienda e minacciano di buttarsi se non ottengono “risposte e proposte concrete per il loro destino“.

L’azienda, che lavora nell’indotto automobilistico producendo pulegge per varie case automobilistiche, tra le quali Fiat, Renault, Peugeot e Isuzu, è fallita lo scorso 21 luglio ed entro la fine della settimana dovrebbe arrivare la dichiarazione di fine attività da parte del curatore fallimentare. Infatti, a 3 mesi dalla dichiarazione di fallimento, nessuna azienda si è fatto avanti per rilevare l’impresa che era della famiglia Zucco, già proprietaria dell’Ivrea Calcio. L’azienda, che opera da circa 60 anni nel campo automobilistico, ha avuto fino a 500 dipendenti ma ora sono ne sono rimasti circa 240, 120 nella sede di Ivrea e 120 nella sede di Arzano, a nord di Napoli. Per i 120 dipendenti è già stata avviata la procedura di licenziamento. Alla protesta partecipano UGL, FIOM. FIM, UIL e FAILMS.

Le tute blu oltre al danno del licenziamento stanno subendo anche la beffa di un’azienda che non ha agevolato gli stessi. Fuori dai cancelli della fabbrica gli operai raccontano varie storie di come l’azienda li abbia “truffati”. “Tutti gli operai destinavano mensilmente una parte del proprio compenso – spiega un operaio – ad un fondo pensione strutturale. Dopo 5 anni abbiamo scoperto che negli ultimi 4 anni non hanno mai destinato nulla a quei fondi, ed ora ci ritroviamo con un fondo vuoto nonostante i nostri sacrifici“. Gli operai, quindi, non potranno ricevere nemmeno il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), che non è stato mai versato negli appositi fondi. Molti degli operai, inoltre, che avevano acceso mutui per l’acquisto di un immobile cedendo il quinto del proprio stipendio, hanno scoperto che questo denaro non è mai stato versato alle banche e ora rischiano di perdere anche la casa.

Gli animi si accendono quando arrivano le volanti della polizia, accorse per mantenere l’ordine pubblico, con urla e cori contro la proprietà. Circa una decina di operai, poi, sono saliti sul tetto dell’azienda minacciando di buttarsi giù. Immediatamente avvisati, sono arrivati, quindi, anche i vigili del fuoco che hanno allestito un letto gonfiabile per salvare gli operai da eventuali gesti estremi.

Quello che noi chiediamo – spiega Pasquale Nasti, sindacalista UGL – è che ci siano date rassicurazioni sul nostro futuro. Tra di noi c’è chi perderà la casa se non lavora, e non possiamo permetterlo. Procederemo ad oltranza con lo sciopero, anche con forme più forti, se necessario. Faccio un appello alle istituzioni, alla regione, al governo affinchè risolva questa situazione ed eviti una situazione catastrofica a 120 famiglie, l’ennesima tragedia nella provincia di Napoli“.

Francesco Di Matteo