La situazione in medio oriente non accenna a calmarsi, con l’esercito del califfato che continua ad avanzare su tutti i fronti. Sul fronte siriano siamo alla 5 settimana di assedio alla città curda di Kobane, mentre in Iraq i jihadisti si avvicinano minacciosamente a Kirkuk e Baghdad.  Sono 10mila i jihadisti dell’ISIS ormai alle porte di Baghdad, secondo fonti locali. Le stesse fonti parlano di jihadisti dell’IS più determinati che mai ad entrare da trionfatori in Baghdad. La fonte, di origine governativa, racconta la situazione al quotidiano britannico Telegraph.

Continuano i raid aerei statunitensi nella regione, supportate dalle forze aeree di Arabia Saudita ed Emirati Arabi in Siria e dalla Gran Bretagna in Iraq. Sono stati colpiti punti strategici nelle città siriane di Raqqa e Kobane, mentre in Iraq i raid si sono concentrati nelle vicinanze di Kirkuk, dove nelle ultime settimane le forze jihadiste si sono ammassate in vista dell’attacco finale. Quello che però sembra essere chiaro agli Stati Uniti è che per “sconfiggere l’ISIS ci vorrà molto tempo“. Dello stesso parere gli stessi jihadisti che, con un video diffuso sul web, hanno spiegato che agli USA non basteranno operazioni chirurgiche e che non sconfiggeranno l’ISIS “senza sporcarsi le mani“. Il periodico online vicino all’ISIS, Dabiq, intanto, ha emanato il nuovo numero con una copertina in cui campeggia il Vaticano con la bandiera del Califfato e la scritta “la crociata fallita“.

Novità arrivano anche da Ankara. La Turchia, che negli ultimi tempi ha subito notevoli pressioni da parte degli USA per un maggior coinvolgimento nell’operazione anti-ISIS, ha fatto sapere che è “irrealistico progettare un corridoio umanitario tra Kobane e la Turchia“. A farlo sapere è il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu il quale ha spiegato che sarebbe “un crimine lasciar partire volontari curdi verso Kobane” e, allo stesso tempo, spiegando che è logisticamente difficile inviare aiuti umanitari e armi ai curdi nella città siriana. Fonti vicino al governo, però, hanno fatto trapelare la notizia dell’accordo tra la Turchia e gli USA, secondo cui l’intelligence di Ankara addestrerà 4.000 miliziani siriani per combattere contro l’ISIS. Intanto i jihadisti, come rivela l’Osservatorio dei diritti umani in Siria, hanno inviato rinforzi a Kobane per prendere definitivamente la città. Infatti, come spiega l’osservatorio, se l’ISIS non prendesse la città di Kobane sarebbe un “grave danno alla loro immagine“.

Le operazioni dell’ISIS non si risolvono solo in Siria però. Arrivano, infatti, notizie dall’Iraq, dove sono esplose almeno 3 autobombe che hanno provocato circa 25 morti. L’attentato è avvenuto nella città curda di Qara Tapah, a pochi km da Baghdad, teatro di scontro tra le milizie jihadiste e l’esercito regolare iracheno.

Su Kobane arriva anche l’appello di Ban Ki-moon che, da Il Cairo, denuncia la sua preoccupazione per la situazione in medio oriente, in occasione della conferenza dei donatori di Gaza. Ban Ki-moon ha invitato “tutte le parti interessate ad impegnarsi per evitare un massacro di civili a Kobane“. L’ISIS, intanto, ha pubblicato un nuovo video. Nel video si vede John Cantlie, da due anni nelle mani dei jihadisti, attaccare il governo britannico per averlo “abbandonato nelle prigioni dell’ISIS“. Nel video il prigioniero britannico spiega che “non servirà una operazione chirurgica per sconfiggere l’ISIS“, che pare quasi una sfida agli occidentali per scendere in campo con la fanteria.

Francesco Di Matteo