« […] fortunata e invidiabile, augusta reggia della cultura ». Così il poeta Francesco Petrarca nelle sue Epistole Familiares celebra la bellezza e lo spessore artistico della città di Napoli. Per secoli artisti e letterati ne hanno decantato le ricchezze e, in epoca contemporanea, anche il cinema ha dato grande spazio alla realtà partenopea. Uno degli esempi più illustri è rappresentato dal lavoro di Luciano De Crescenzo, il quale è riuscito a mettere in scena peculiarità e contraddizioni della cultura napoletana.

Nato a Napoli nel 1928, Luciano De Crescenzo è uno scrittore, regista e attore che nelle sue opere non ha mai rinnegato o abbandonato le proprie radici, anzi proprio alla cultura del Meridione ha dedicato ampio spazio con cura e dedizione. Dopo aver scritto, nel 1977, il romanzo “Così parlò Bellavista – Napoli, amore e libertà”, nel 1984 De Crescenzo decide di dirigere e sceneggiare l’omonima trasposizione cinematografica.

Gennaro Bellavista è un professore di filosofia in pensione, e ama illustrare le sue riflessioni e teorie agli amici di sempre, il vice sostituto portiere Salvatore (Benedetto Casillo), il netturbino Saverio (Sergio Solli) e Luigino il poeta (Gerardo Scala). In particolare egli sottolinea spesso la distinzione tra gli uomini d’amore e gli uomini di libertà, i primi rappresentati dai napoletani, gli altri dai milanesi. Indimenticabili sono le sue lezioni, tenute con tanto di lavagna nello studio di casa:

« Guagliù stateme a ‘ssentì, questo è il bene … e questo è il male. Il bene è il dubbio, quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, che è tollerante, quando invece incontrate quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, e allora stateve accorte, vi dovete mettere paura, perché ricordatevi quello che vi dico: la fede è violenza, la fede in qualsiasi cosa è sempre violenza. Gli uomini, invece, gli uomini si dividono in uomini d’amore uomini di libertà, a seconda se preferiscono vivere abbracciati gli uni con gli altri, oppure preferiscono vivere da soli e non essere scocciati.. ».

La vita tranquilla dei protagonisti viene disturbata dall’arrivo, nello stesso condominio, del dott. Cazzaniga, il nuovo direttore del personale dell’AlfaSud proveniente da Milano. Fin da subito emerge il netto contrasto tra abitudini differenti: Cazzaniga viene definito stoico, poiché nonostante sia il direttore del personale vuole andare al lavoro sempre in perfetto orario, aspirando a diventare il direttore generale dell’Alfa Romeo; i napoletani sono invece epicurei: “Noi ci accontentiamo di poco, purché questo poco ci venga dato al più presto possibile”.

Alla fine del film, che per tutti i suoi 105 minuti mette in scena splendidamente le superstizioni, la capacità di arrangiarsi e numerosi luoghi comuni spesso basati su teatralità, gestualità e improvvisazione, Bellavista si ricrede su Cazzaniga, ammettendo di averlo giudicato male e riscoprendo in lui un “uomo d’amore”.

Il film offre dunque uno spaccato molto vario della vita a Napoli, affrontando anche i problemi più radicati nel Meridione, dalla forte disoccupazione (già negli anni ottanta) alla criminalità organizzata, invitando anche a riflettere su questioni così delicate.

Così parlò Bellavista è stato anche premiato con due David di Donatello e due Nastri d’argento, in entrambi i casi a Luciano De Crescenzo come miglior regista esordiente e a Marina Confalone, nei panni di Rachelina, la cameriera di casa Bellavista, come miglior attrice non protagonista.

Al di là dei premi, in ogni caso, il film costituisce un punto di riferimento per tutti i napoletani fortemente legati al proprio territorio e alla proprio storia. La Napoli di Bellavista, con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni, è la culla di una cultura millenaria, è un luogo incantevole, in cui perdersi nel folklore della gente e nelle sue tradizioni, tra espressioni colorite, una passione quasi viscerale per il gioco del banco lotto, ma soprattutto un senso di coesione e generosità che oggi, troppo facilmente, si sta dimenticando.

Fonte immagine in evidenza: ivid.it

Marco Passero