Ma dov’è finita Forza Italia? Dov’è Berlusconi? Sono mesi ormai, dall’exploit di Renzi, prima alle primarie poi con l’elezione a premier e infine con le europee, che il partito di Forza Italia è quasi completamente scomparso dalle cronache nazionali. Il partito del Cavaliere ha vissuto, e sta vivendo, un continuo oblio mediatico, stravolto dalle divisioni interne e dalle grane giuridiche di Berlusconi.

E’ già successo, è successo più di una volta. L’ultima volta? Era il 2012 e si cominciava a parlare di elezioni e di una caduta del governo Monti. Alfano, nel pieno del suo potere politico, cominciò seriamente a parlare di primarie del centrodestra. Si cominciò a costituire comitati, sedi e cominciarono a farsi avanti candidati, tra cui lo stesso Alfano e Giorgia Meloni, che poi è fuoriuscita per costituire Fratelli d’Italia. Poi, d’imperio, Berlusconi riconquistò il potere e scagliò via ogni singola speranza di primarie e di scelta condivisa del candidato premier. “Sono io il leader del centrodestra” ha più volte detto il cavaliere. A ragione, tra l’altro, portando un partito dato morto a Dicembre a far non-vincere la coalizione guidata da Pierluigi Bersani.

Dopo un primo appoggio al governo Letta, il partito di Berlusconi, ora tornato Forza Italia, ha abbandonato l’esperienza di governo con Renzi, e pian piano, oscurato dalla potenza mediatica del giovane premier, sia Berlusconi che il suo partito sono sprofondati verso l’oblio. La situazione nel partito non è affatto delle migliori. Il suo unico vero leader, la luce politica in una mediocrità generale, è ancora impegnato nelle grane giudiziarie. Il Cavaliere, in fondo, spesso lo si dimentica ma è ancora interdetto ai pubblici uffici, un senatore decaduto che fa servizi sociali per una condanna in terzo grado. Anche se all’inizio Berlusconi ha evidentemente “sfruttato” mediaticamente il lavoro nella casa di cura, la forza mediatica di Renzi, da sempre il vero punto di forza dell’ex premier, ha completamente oscurato il lavoro del cavaliere. Situazione economica: non è un segreto che il partito vive una situazione economica veramente tragica, con una spending review forzata anche per la netta diminuzione dei fondi ai partiti decretata dal governo di Enrico Letta. Il partito è sommerso dai debiti, anche se Berlusconi ha più volte assicurato che coprirà personalmente le fideiussioni scadute.

L’abbandono dei parlamentari di Nuovo Centro Destra, anche se sul piano strettamente parlamentare sembra essere un danno quasi minimo, è in realtà un grosso problema a livello locale. Infatti Angelino Alfano, nel momento in cui ha deciso di abbandonare il partito, ha portato con se gran parte dell’apparato amministrativo e generatore di voti alla base del successo del fu Popolo della Libertà. Alfano ha dato coraggio a molte correnti locali, piccole o grandi, nel lasciare un partito e trovare un nuovo soggetto da colonizzare da protagonisti. Ma gli scontri interni non si sono certo risolti con l’abbandono di Alfano. Anche se la magistratura ha aiutato il cavaliere a limitare i danni, almeno in Campania, dovuta alla ‘rinascita’ di Nicola Cosentino e di Forza Campania, il partito ha dovuto comunque fare i conti con un nuovo potente, ancora al centrosud. Raffaele Fitto, dopo l’enorme affermazione alle europee, ha portato avanti una spinta politica continua, con  richieste sempre maggiori e un aumento del proprio peso politico nel partito. Fitto, che più volte, dopo le europee, ha provocato la dirigenza nazionale, sta velocemente guadagnando consensi, anche a livello giovanile dove si moltiplicano le voci che vogliono le primarie come Raffaele Fitto. Ci sono stati anche picchi di tensione con Berlusconi che ha quasi praticamente cacciato l’ex governatore della Puglia che però non molla di un centimetro.

Ma qual è il futuro di Forza Italia? Di certo non sarà un futuro semplice. Ma il passo indietro apparente fatto da Berlusconi sembra essere la fotocopia del 2012, quando poi riapparse all’improvviso per imporre la propria leadership. Secondo questo ragionamento la crescita politica di Fitto potrebbe essere dovuta solo a questa strategia del cavaliere, dettata anche dalla non-urgenza di andare ad elezioni per la propria incandidabilità. Se il partito non riuscirà a superare i propri dissidi interni, comunque, potrebbe vedere una scissione molto più importante di quella di Alfano: Fitto non è Alfano, il quale non ha mai avuto un’affermazione sulla propria persona come quella avuta dall’ex governatore della Puglia. Una eventuale fuoriuscita di Fitto dal partito, che porterebbe con se comunque una buona dose di personalità di spicco del partito, potrebbe portare ad un’ulteriore disintegrazione dell’elettorato del centrodestra portando all’ulteriore, forse definitivo, indebolimento di Berlusconi.

Francesco Di Matteo