Dalla relazione del “Sinodo straordinario sulla famiglia” emerge chiaramente l’impronta innovativa e morbida di Jorge Mario Bergoglio sulle famiglie e sulle coppie meno tradizionali.
Nel documento letto ieri dal cardinale Peter Erdo, relatore del sinodo, si sente infatti parlare di scelte coraggiose” necessarie alla Chiesa verso i separati, i divorziati e i risposati. In particolare la Chiesa, per i padri sinodali, avverte la necessità di constatare le fragilità delle famiglie – spesso “più subite che scelte in piena libertà” – e il dovere di accogliere ed ascoltare le famiglie ferite.
“La necessità di rendere più accessibili ed agili le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità dei matrimoni religiosi” è stata infine ribadita da molti padri sinodali, quasi come una virtuosa alternativa al divorzio.
Sulla concessione dei sacramenti ai divorziati risposati, il sinodo trova una divisione tra chi invoca misericordia e chi ricorda la dottrina. Una via di mezzo possibile sembra intravvedersi in chi propone l’accesso a tali sacramenti solo dopo un periodo di penitenza. In ogni caso, si raccomanda la Relationem, “le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento carico di rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati“.

Fondamentale il passo sulle convivenze, viste dal sinodo come esperienze di tipo diverso con le quali la Chiesa è obbligata a raffrontarsi. “La semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale, contraria alle istituzioni ed agli impegni definitivi” affermano i vescovi: “ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale con un lavoro e un salario fisso. In altri casi, le unioni di fatto sono molto numerose, non per motivo del rigetto dei valori cristiani sulla famiglia e sul matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è un lusso, cosicché la miseria materiale spinge a vivere in unioni di fatto. Anche in tali unioni è possibile cogliere autentici valori familiari o almeno il desiderio di essi”.
La necessità insomma di guardare alla sostanza, ai valori autentici della famiglia, qualunque sia effettivamente il vincolo su cui essa si fonda per un approccio meno formalista ad un elemento fondamentale della fede come è appunto il nucleo familiare.

Ma al Sinodo, e alla Chiesa in generale, si chiedeva soprattutto di modificare il suo atteggiamento nei confronti dell’omosessualità, finora affrontato come un tabù quando non in aperta ostilità. Da Bergoglio c’era stata una prima importante apertura quando nel Luglio dell’anno scorso si definì non in grado di giudicare un gay che volesse rapportarsi con Dio, frase che fece molto discutere soprattutto i cattolici più infervorati su queste tematiche. Oggi questa linea di apertura viene sostanzialmente confermata e, per certi versi, incrementata.
Se da una parte permane la contrarietà generale ad affiancare i termini “famiglia” e “matrimonio” alle relazioni omosessuali – diatriba non solo terminologica – d’altra parte c’è la conferma di una linea pragmatica nell’affrontare situazioni di fatto che non si possono più ignorare. “La Chiesa non condivide che il termine ‘famiglia’ possa essere applicato sia all’unione tra un uomo e una donna aperta alla procreazione, sia all’unione fra persone dello stesso sesso” afferma infatti il monsignor Bruno Forte, ma aggiunge: “garantire i diritti alle persone che vivono in una relazione omosessuale è una questione di civiltà e di rispetto della dignità delle persone”.
Ancora Monsignor Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto e teologo, spiega come non sia un problema “di comparazione ‘tout-court’ con il matrimonio” – inaccettabile, come detto – ma una fondamentale considerazione che le persone umane coinvolte in queste unioni omosessuali abbiano effettivamente diritti e che questi debbano essere tutelati.
La relazione del Sinodo non nega appunto “le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali” ma “prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner“.
Per il Sinodo infine un’attenzione speciale va ai bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo come vadano considerati prevalenti sempre e comunque i diritti e le esigenze dei piccoli.

Il Sinodo conclude tuttavia la sua relazione ribadendo la non vincolatività di tali prese di posizione, che dovranno essere confermate tra un anno, nell’ottobre del 2015, nella sessione ordinaria dello stesso collegio.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell'università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l'arte e la cultura.