Nell’ultimo numero di questa rubrica, ci siamo posti la seguente domanda: cos’è realmente Dragonball? Manga troppo osannato o capolavoro ingiustamente perseguitato? Per rispondere siamo partiti dall’analisi di quelle critiche rivoltegli che appaiono prive di fondamento; oggi ci soffermeremo invece su quelle che poggiano su basi solide, arrivando poi, nel prossimo numero (l’ultimo riguardante Dragonball), ad una conclusione circa il reale valore dell’opera di Toriyama.

Al centro del vortice delle opinioni negative si trova la figura del protagonista, Son Goku, che riassume in sé i principali punti deboli del manga; l’eccessiva centralità del personaggio principale, e la forte carenza nella caratterizzazione e nella evoluzione psicologica di quelli secondari.

Nella frazione di Dragonball corrispondente alla prima serie animata, Goku è praticamente onnipresente. Nessuna battaglia o avvenimento prescinde dal suo intervento ed è soltanto grazie a lui che gli altri riescono ad uscire dalle situazioni più rischiose.

Le cose cambiano con la parte corrispondente alla seconda serie animata; fin dallo scontro con Radish, nel quale Goku, oltre a non riuscire a prevalere da solo, trova anche la morte, l’incisività del protagonista nella storia cala drasticamente così come la sua presenza. Nella battaglia con gli invasori saiyan, ad esempio, il suo arrivo è tardivo ed il suo intervento, benché fondamentale, non si rivela risolutivo; soltanto l’azione combinata di Yajirobei, Gohan e Crilin infatti condurrà al trionfo. Nel successivo arco narrativo Goku, benché nuovamente determinante, sarà assente per svariati volumi, lasciando i riflettori puntati su altri personaggi e sulle loro strategie. Nella saga degli androidi, svolgerà soltanto un ruolo di supporto mentre, nella conclusione della storia, riuscirà ad aver ragione di Majin Bu unicamente ricorrendo al sostegno dell’intera popolazione terrestre, dei namecciani, di Kaiohshin e di Mr Satan, rendendosi inoltre il mero esecutore di un piano elaborato da Vegeta.

La centralità di Goku sembrerebbe dunque soltanto parziale dato che, per almeno metà della storia, il suo intervento non risulta decisivo. Perché dunque tendiamo ad evidenziarla? Semplicemente perché gli altri personaggi, in ogni occasione, continuano a guardare a lui per trovare una soluzione ai propri problemi, anche quando non è effettivamente presente. L’assenza fisica di Goku non lo cancella dunque dal piano degli eventi, dotandolo, al contrario, di una centralità concettuale addirittura maggiore.

Passando alla questione della caratterizzazione, partiamo sempre da Goku; sarebbe assurdo negare che in lui vi sia un’evoluzione psicologica, dato che passa da bambino selvaggio ed ingenuo, a combattente consapevole del proprio ruolo e dotato di una discreta capacità tattica. Egli sviluppa inoltre anche una certa inquietudine verso il futuro, evidente nella volontà di trovare qualcuno che possa succedergli quale principale difensore della Terra (figura dapprima incarnata dal figlio Gohan, poi dai piccoli Goten e Trunks ed infine da Ub), e non è esente da una sana componente egoistica, che lo allontana dallo stucchevole ideale del protagonista moralmente perfetto.

Eppure qualcosa manca; i passaggi da uno stadio all’altro della sua crescita sono appena abbozzati, così come il rapporto tra Goku e gli altri personaggi. C’è poi una certa incoerenza nelle sue azioni; se infatti, con la maturazione, il suo rischioso egoismo cede il passo ad una più convinta presa di coscienza della propria missione e della responsabilità che da essa deriva, ciò non gli impedisce di assumere atteggiamenti irresponsabili, primo tra tutti quello di affidare a due bambini inesperti il compito di affrontare Majin Bu invece di abbatterlo personalmente. Il futuro della Terra è dunque così importante da spingerlo ad una spasmodica ricerca di validi successori che possano custodirlo, ma allo stesso tempo ha così poco valore da poter essere messo ripetutamente a rischio con leggerezza? Un atteggiamento, dunque, decisamente schizofrenico.

Lo scarso approfondimento psicologico è ancora più evidente negli altri personaggi, le cui ragioni profonde non vengono mai davvero analizzate. Ma, in un manga in cui Goku rappresenta il centro indiscusso, compagni e nemici non acquistano forse senso unicamente in relazione a lui? Proprio per questo essi mantengono una psicologia semplice ed i loro cambiamenti non vengono dovutamente trattati.

Unica eccezione è rappresentata da Crilin, personaggio simbolo della debolezza umana e degli sforzi dell’individuo, non sempre coronati da successo, di combattere le proprie paure, lontanissimo dall’archetipo del guerriero valoroso ed infallibile.

Conclusa quindi l’analisi dei principali difetti di Dragonball, diamo appuntamento al prossimo numero per fornire finalmente una risposta alla nostra domanda.

Alessandro Ruffo