Il bilancio dello Stato Italiano nell’anno 2015 dovrebbe “arricchirsi di altri 11,5 miliardi”, l’annuncio del premier, fatto ieri alla riunione con gli industriali bergamaschi – durante il quale ha subito le pesanti contestazioni dei membri locali della FIOM – va verso questa direzione, annunciando una legge di stabilità da 30 miliardi.

Le misure annunciate, che dovranno essere approvate nel Consiglio dei Ministri di domani, sono volte principalmente alla ripresa dei consumi, attuata attraverso vari tagli alle imposte, vedendo in essi il volano per rilanciare un’economia, come quella italiana, in crisi da vent’anni ed in recessione dal 2008, che ha visto nell’export il suo punto di forza e nella scarsa domanda interna una delle sue debolezze.

Sono previsti tagli al sistema fiscale per un totale di 18 miliardi, dieci dei quali saranno dedicati nella conferma della riduzione Irpef (i celeberrimi 80 euro) per i redditi mensili inferiori a 1500 euro, agli effetti di questa misura si affiancano in termini di aumento della domanda interna quelli derivanti dalla volontaria anticipazione della liquidazione in busta paga e ancora la detrazione generalizzata sulla tassa sulla casa come già avvenuto nel 2012. Questi effetti saranno però mitigati dal perdurare dell’incertezza economica che, influendo sulle aspettative di spesa futura dei consumatori, potrebbe portare al risparmio di parte di queste cifre da parte delle persone che possano permetterselo.

Uguale soddisfazione viene data a imprenditori e commercianti che per quest’anno vedranno, nel complesso, una riduzione di 6,5 miliardi dell’Imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), concentrata principalmente sulla componente lavoro dell’imponibile. Si presenta anche una misura volta a ridare forza al mercato del lavoro, con la fiscalizzazione degli oneri sociali che consentirà alle imprese di pagare zero contributi per il primo triennio di lavoro dei neoassunti, per un ammontare di 1,5 miliardi.

Nuovi impulsi agli investimenti, con un miliardo di euro destinato ai Comuni, ad allargamento del patto di stabilità interno, e con la stessa cifra devoluta alla scuola per l’assunzione di docenti ed interventi di manutenzione straordinaria. Si paventa l’ipotesi dell’introduzione di un nuovo sussidio di disoccupazione di natura generale, al cui finanziamento sarebbero destinati 1,5 miliardi, viene confermato l’aumento degli assegni familiari per le famiglie numerose, per un totale di 500 milioni.

Le misure fin qui discusse, comprensive di un margine di sicurezza di 2,5 miliardi, saranno finanziate per metà dai tagli alla spesa pubblica, 5 miliardi di euro verranno sottratti alle dotazioni dei ministeri, 3 miliardi ai bilanci delle Regioni, 1,8 dai Comuni e 3,5 dalle Province, mentre i tecnici valutano interventi sulle municipalizzate e sulla sanità estranea alla competenza delle regioni.

Per quanto anticipato non dovrebbero esserci aumenti delle tasse, quanto piuttosto una ridistribuzione del carico fiscale, con un taglio progressivo delle detrazioni che dovrebbe garantire un risparmio di 1,2 miliardi di euro, altre risorse sono attese dalla lotta all’evasione fiscale grazie all’introduzione di nuovi dispositivi messi a punto dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate. Un terzo della manovra, 11,5 miliardi, sarà finanziato dall’incremento del deficit al 2,9% del PIL, dal 2,2% previsto nel piano di pareggio di bilancio, facendo diminuire le possibilità di pareggio nel 2017.

Marco Scaglione