London Calling è il destino dei leader britannici, come Ed Miliband, il leader del Partito laburista che ha proposto una risoluzione sul riconoscimento dello Stato palestinese, il risultato è stato 274 sì contro 12 no su un totale di 650 membri. Il parlamento britannico vota sì, quindi, alla mozione non vincolante che chiede al governo di riconoscere la Palestina come Stato. Molti gli assenti nei banchi parlamentari, il governo ha preferito astenersi, ma Cameron ha voluto specificare che il voto non avrebbe cambiato la strategia britannica in Medio Oriente. Ma Israele è insorta accusando Miliband di antisemitismo, proprio lui che viene da una famiglia ebrea.

Lo diceva Kissinger, Israele pensa solo ed esclusivamente alla politica interna, non esiste politica estera, accordi, influenze. Al Governo israeliano non importa delle elezioni negli altri Paesi, quali interventi fare, opinione pubblica, ad Israele interessa solo sapere se le scelte estere sono un bene o un male per il loro Stato, se c’è una minaccia incombente o no. E infatti per Tel Aviv, che ha commentato attraverso una nota del ministro degli esteri, “un riconoscimento internazionale premature manda ai dirigenti palestinesi l’allarmante messaggio che possono sottrarsi alle scelte difficili che le due parti devono fare, in vista di una vera pace”.

Questo tipo di ragionamento mette in difficoltà tutti quelli che si rapportano con Israele e quindi non serve sapere che si è amici di quel Paese, non bisogna essere una potenziale minaccia. E’ la storia di Stefan Lofven ed a breve dei parlamentari britannici. Il primo ministro svedese è entrato di diritto tra “i nemici” di Israele, perché durante il suo discorso inaugurale ha proposto il riconoscimento dello Stato Palestinese.

Fulmini e saette, Israele si è rivoltata, tanto da smuovere immediatamente le diplomazie: “Il primo ministro Stefan Lovfen – ha anticipato il capo della diplomazia israeliana Avigdor Lieberman riferendosi alle motivazioni addotte dal nuovo premier socialdemocratico svedese – deve capire che nessuna dichiarazione o mossa da parte di un attore esterno può essere un sostituto di negoziati diretti tra le parti e una soluzione parte di un accordo complessivo tra Israele e l’intero mondo arabo”. E poi, ha pure accusato Lofven di “non aver ancora avuto tempo sufficiente per studiare il dossier e capire che i palestinesi negli ultimi 20 anni sono stati un ostacolo al raggiungimento di un accordo con Israele”

Ecco quello che spiegava Kissinger, non è importante se Lofven ha sempre detto di ammirare Israele, di sostenere il suo diritto alla difesa nella recente guerra di Gaza e partecipato anche a Stoccolma ad una marcia contro l’antisemitismo. Per un meccanismo strano, Lofven diventa un nemico.

Resta il fatto che il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di un grande paese europeo sarebbe (perché il voto non è risolutivo, non vincola il Governo britannico) una piccola, ma intensa rivoluzione. Riconoscerlo non è antisemitismo, non è razzismo, è solo ed esclusivamente un atto di giustizia. E questo non mette in pericolo la sicurezza di Israele. Rende solo più civile il mondo.

Luca Mullanu

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.