Oggi 14 ottobre ricorre l’anniversario della nascita di Hannah Arendt, storica tedesca autrice di “La banalità del male” e “Le origini del totalitarismo“. La Arendt ha avuto il merito di rendere popolare la categoria storiografica di totalitarismo, fondamentale per analizzare i principali fenomeni politici della prima metà del Novecento. Ma in cosa consiste, esattamente, il totalitarismo? Questo numero cercherà di dare una risposta a questa domanda.

Il totalitarismo è un fenomeno che emerge nel periodo che intercorre fra le due guerre mondiali, a seguito della crisi delle democrazie europee, le cui basi si dimostrarono scricchiolanti durante la prima guerra mondiale. Infatti, nel corso del conflitto, le potenze europee dovettero procedere ad una centralizzazione del potere, resasi necessaria per migliorare l’azione bellica.

Questo processo di centralizzazione del potere porta all’emergere di un unico grande partito guidato da un leader carismatico, capace di avere presa sulla massa, da cui riceve il consenso. Ogni totalitarismo, inoltre, ha alla base un’ideologia che si presenta come totalmente diversa rispetto a quelle esistenti e che ha come obiettivo, almeno sulla carta, la creazione di un uomo nuovo.

Le ideologie totalitarie hanno, alla base, un carattere fortemente irrazionale. Il culto della personalità riservato a Mussolini, Hitler e, nei suoi ultimi anni al potere, Stalin, aveva caratteristiche più simili a quelle di una fede cieca verso una divinità piuttosto che alla fiducia razionale nelle capacità del politico.

C’è da dire che dalla fine dell’XIX secolo erano emerse filosofie antagoniste rispetto al positivismo imperante nella prima parte dell’XIX, filosofie che promuovevano, in effetti, l’irrazionalità, come il pensiero di Nietzsche, il cui pensiero, accuratamente deformato e strumentalizzato, fu utilizzato in Germania per sostenere la propaganda nazista.

Fra i valori di tali ideologie vi è l’esaltazione della guerra. In tale fenomeno vi si possono scorgere radici, almeno per quanto riguarda l’Italia, già nella corrente artistica detta “Futurismo” e nel pensiero di Gabriele D’Annunzio, non a caso interventisti all’alba della prima guerra mondiale.

Elencati in breve alcuni degli elementi che definiscono la categoria di totalitarismo, occorre descrivere i tre casi principali di stati totalitari: Italia, Germania e Russia.

Il totalitarismo italiano vedeva l’esaltazione dello Stato. La propaganda, che sempre si nutre di miti, esaltò la “romanità”: continui rimandi all’Impero romano e, principalmente, alla figura di Cesare, più che di Augusto, dovevano servire a presentare lo Stato italiano come un secondo Impero, soprattutto dopo la conquista delle colonie africane, intrapresa più per rafforzare la propaganda che per ottenere effettivi guadagni dall’operazione. Il totalitarismo italiano viene però definito dalla storiografia “totalitarismo imperfetto”: il potere di Mussolini fu costantemente limitato da due grandi e influenti forze presenti nella penisola, il Re e la Chiesa.

Il totalitarismo tedesco, al contrario di quello italiano, non esaltava lo Stato, ma la razza. Non era l’istituzione-Germania ad essere al centro della propaganda, ma la razza ariana, il volk tedesco, che si distingueva biologicamente dagli abitanti del resto del mondo. Per questo il mito utilizzato dalla propaganda nazista non mette al centro un’altra istituzione, come avvenuto nel caso italiano che si rifaceva all’Impero, ma mette al centro una popolazione organizzata senza Stato, vale a dire i Germani, la cui immagine data da Tacito spiegava, secondo i Nazisti, il carattere più indomito dei tedeschi rispetto alle altre popolazioni mondiali.

Il totalitarismo russo rappresenta, invece, un caso di totalitarismo di sinistra. In questo caso non è né lo Stato né il Popolo ad essere al centro della propaganda, ma il Partito; non che non avesse la sua importanza centrale anche in Italia e Germania, anzi, ma l’ideologia marxista alla base dell’URSS mirava alla distruzione dello Stato borghese, oltre ad essere internazionale, per cui l’importanza di Stato e Popolo decade automaticamente. L’altra differenza con Italia e Germania è la tipologia diversa del mito alla base dell’ideologia russa: non vi è un rimando ad una istituzione o popolazione passata, ma ad una società utopica, la società senza lotta di classe vagheggiata da Karl Marx. L’URSS non aveva radici storiche; la sua base era costituita da un obiettivo da realizzare, la cessazione della lotta di classe.

Nonostante le basi fossero diverse, i tre totalitarismi presentavano caratteristiche simili. Le dittature totalitarie si sono rese protagoniste del massacro di milioni di persone, ma hanno fortunatamente lasciato spazio, nel giro di decenni, a sistemi democratici, scongiurando una deriva distopica del sistema politico mondiale in stile 1984 di Orwell che, non a caso, si ispirò proprio allo stalinismo nel disegnare la società controllata dal Big Brother.

Davide Esposito