La marcia di avvicinamento della CGIL alla manifestazione del 25 ottobre contro le politiche del lavoro del governo Renzi è ormai nel pieno e i preparativi sono febbrili. Quasi 5 milioni e 700 mila iscritti sono stati raggiunti in questi giorni da lettere, email, telefonate che annunciavano le corriere che le Camere del Lavoro organizzano dalle maggiori città. Spesso andando oltre i lavoratori e coinvolgendo anche gli studenti che il 10 ottobre hanno manifestato contro i tagli alla scuola, richiamando negli slogan e negli striscioni anche la data di mobilitazione sindacale. Iniziano ad arrivare i primi numeri via comunicato stampa: “150 pullman dalla Puglia già organizzati”, ”in 1000 da Udine verso Roma”.

La quota minima stabilita in Corso Italia per ritenere riuscita la dimostrazione è di 300.000 persone, non poco in questa epoca di insicurezza e scarsa partecipazione politica. Come accade spesso la mole di manifestanti verrà distribuita in due cortei, che partiranno alle 09.30 della mattina da Piazza Repubblica e da Ostiense per riunirsi poi in Piazza S.Giovanni sotto al palco dove il segretario generale Susanna Camusso terrà il comizio conclusivo.

Un tour de force che porterà decine di migliaia di lavoratori da nord e sud a partire la notte precedente dai propri territori e ad arrivare a casa quella successiva, per un totale in alcuni casi anche di 14 ore di corriera tra andata e ritorno. Tutto meno che una scampagnata. In molte aziende è partita la macchina organizzativa delle assemblee sui luoghi di lavoro. Nelle bacheche delle fabbriche italiane, dalla Luxottica di Pederobba alla Siram di Frosinone, ricompaiono i manifesti, stampati o scritti a mano, che spiegano e invitano alla mobilitazione. (FOTO1).

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L’invito dell’organizzazione a livello nazionale è stato di approntare iniziative pubbliche e di lotta sui luoghi di lavoro per preparare alla manifestazione ma anche per creare le condizioni in seguito per uno sciopero generale. Parole queste che tra i quadri territoriali riecheggiano di continuo a che sono risuonate nettamente, anche se prudenti, nel discorso del segretario nell’ultimo attivo nazionale “ci dobbiamo arrivare”.

Sotto il profilo mediatico, in pieno stile contemporaneo e anche in accordo ai gusti comunicativi di Renzi, è un florilegio di hashtag. #lovoglioancheio per il Nidil, categoria che si occupa proprio dei precari, che non ha paura delle proposte “hard” e sfida il premier con una ipotesi di modifica dello Statuto dei Lavoratori che estenda i diritti anche a chi ne è privo, legata ad una petizione online.

Per la FLAI, del settore agroindustriale, è #sulatesta, con un video che chiama alla partecipazione facendo leva sull’orgoglio, ecco il video.

Quasi “televisivi” FLC (lavoratori della conoscenza) e ancora Nidil con #nonscherziamo, sulle note di “Scherzi a parte”, in appoggio ad un flash mob – candid camera che spiega ai passanti la scandalosa richiesta dell’INPS a co.co.co., assegnisti di ricerca e dottorandi di restituire i soldi della disoccupazione, scandalo poi sventato dalle stesse categorie sindacali.

Campagna virale del #martachallenge invece per la FILCAMS, poderosa categoria che raccoglie terziario, turismo e servizi, che sulla scia del popolare “ice bucket challenge” e richiamando l’ipotetica “Marta” nominata da Renzi durante la sua celebre video-risposta alla CGIL, lancia una catena di video in cui lavoratori giovani e non ripetono lo slogan “mi spoglio di ideologia, ma mi vesto di diritti” (link).

Ma non si limita alle campagne mediatiche la mobilitazione di questi giorni. Sono letteralmente centinaia tra scioperi aziendali, manifestazioni, presidi, flash mob le iniziative stimolate dalla CGIL per costruire un clima di contestazione nel paese.
Con la FIOM in prima linea. Dall’ora di sciopero alla Fincantieri di Trieste l’8 ottobre scorso allo sciopero regionale del Piemonte programmato per il 17, con manifestazione.

E ancora sciopero provinciale a Chieti, sciopero di 4 ore in Brianza, tra le 2 e le 4 ore di sciopero in tutti i maggiori centri dell’Emilia-Romagna… Mentre la CGIL siciliana con il segretario Pagliaro dichiara di non escludere una mobilitazione regionale dopo il 25, “auspicabilmente magari assieme a CISL e UIL”.

Una mobilitazione generale che unisce nord e sud non solo metaforicamente: prevista infatti per giovedì una vera e propria manifestazione con assemblea conclusiva per le strade di Cosenza che riunisce i delegati Lombardi e quelli Calabresi, sotto il titolo “Nord e Sud insieme, verso il 25 ottobre”.

Un’attività di agitazione imponente come non si vedeva da anni e che a conti fatti non guarda solo al 25 ottobre ma anche alla necessità di creare le condizioni per uno sciopero generale sufficientemente imponente da costringere il governo a tornare al dialogo con le parti sociali.

Tra le priorità dichiarate nella piattaforma la democrazia sindacale con una legge sulla rappresentanza, modifica dello Statuto dei Lavoratori per estendere i diritti ai precari, riduzione delle 46 forme contrattuali precarie, semplificazione della legislazione sul lavoro, welfare universale e strumenti per combattere la crisi come i contratti di solidarietà.

A.S.