Il vero derby di Genova è quello che si sta svolgendo nelle strade della Superba. Stavolta si gioca (per modo di dire) sul fango del Bisagno e non sul morbido prato di Marassi. Senza cercare di battersi, ma con l’intento di rimarginare le ferite di una città ancora scossa dall’alluvione degli scorsi giorni.

Il calcio a Genova è un elemento importante della vita cittadina. Pompa sangue nelle vene dei genovesi, li appassiona, li accomuna e li divide nella rivalità della stracittadina 365 giorni l’anno. Le due società quindi non potevano certo rimanere a guardare indifferenti la propria città ancora una volta in ginocchio. Così tra un messaggio ed un appello, si è passati anche ad iniziative più concrete.

Luca Antonini, terzino del Genoa, si è unito agli angeli del fango, infatti non si è limitato ai tweet ma è sceso in Piazza della Vittoria in compagnia di sua moglie Benedetta per dare una mano concreta al resto dei genovesi, ripulendo al più presto la città che ormai sente come casa sua. Un bellissimo gesto di solidarietà ed umiltà, che però incredibile ma vero, ha anche attirato accuse sul calciatore, reo di aver approfittato di questa tragedia per farsi pubblicità. Pronta la replica del genoano, il quale dal suo profilo Instagram, ha risposto ad uno dei suoi detrattori: “La felpa del Genoa era della stagione precedente, non più utilizzabile né per occasioni con la squadra né tanto meno per uscire in giro per la città. Per questo l’ho messa. Le persone a Genova mi riconoscono a prescindere. E comunque la felpa l’ho tolta per regalarla ad una ragazza genoana che spalava con me. C’è chi mi ha visto con la maglietta ed ha avuto il coraggio di dire che facevo pubblicità al mio sponsor tecnico. Io non ho pensato a come vestirmi per andare a spalare fango. Ho preso dei guanti, messo degli scarponi e sono andato”.

Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, ha invece lanciato un appello per aiutare i genovesi, queste le sue parole: “Non possiamo perdere neppure un giorno. Bisogna fare, subito. Chiedo ai presidenti del CONI, della FIGC, alle leghe di Serie A e di Serie B di aprire un conto dedicato per la raccolta fondi. Tutte le società, tutti i calciatori, tutti gli sportivi devono aiutare chi, ancora una volta, ha perso tutto: la casa, il lavoro, la speranza che questa città possa realmente e finalmente cambiare. Dobbiamo attivare un pronto intervento collettivo. Genova non deve sentirsi sola. Mi aspetto risposte immediate da parte della FIGC e dei presidente di Serie A e B. Quindi andremo a istituire, insieme ai tecnici del Comune e ai rappresentanti dei cittadini, un comitato di sorveglianza per verificare che i soldi raccolti vengano investiti veramente per realizzare le opere. Solo allora potrebbe dire che siamo uomini e cittadini, non dei semplici parolai“. Inoltre, ha chiesto che venga osservato un minuto di silenzio su tutti i campi per ricordare la vittima dell’alluvione di giovedì notte.

Un appello che ha trovato adesioni nel mondo dello sport. Dal presidente del CONI Malagò, ai presidenti di Serie A e B, Beretta e Abodi, si sono dichiarati tutti disponibili a trovare gli strumenti idonei per la raccolta fondi.

Ma i veri protagonisti in realtà sono stati i tifosi, proprio come nel 2011, con addosso le magliette di Genoa e Sampdoria, uniti dalla voglia di rimettere in piedi la loro Genova. I genoani hanno istituito due punti di incontro, nella storica via Armenia 5r (la casa degli ultras della Gradinata nord) e al club dei Figgi dö Zena, mentre i doriani hanno annullato il trofeo dei Rude Boys&Girls invitando i ragazzi arrivati a Genova per il torneo da Amburgo o Marsiglia, a dare una mano alla cittadinanza. Se i riflettori sono spesso puntati sulle curve quando sbagliano, non sarebbe male sottolineare anche quelle volte in cui si distinguono per belle iniziative.

Fonte virgolettati: calciomercato.com / instagram.com / officialanto_77
Fonte immagine in evidenza: Gruppo Facebook “Genoa 1893: un cuore grande così”

Michele Mannarella