Ancora allarme Ebola negli Stati Uniti.
Un secondo operatore sanitario dell’ospedale di Dallas in cui è stato ricoverato il paziente zero, ha contratto il virus.
Si tratta di una donna che è stata immediatamente trasferita in isolamento al Texas Health Presbyterian Hospital
.

La notizia getta ulteriori dubbi sulla capacità dell’ospedale di gestire l’Ebola e di proteggere i propri lavoratori, dato che si tratta dello stesso ospedale che aveva inizialmente inviato Thomas Eric Duncan, il primo contagiato statunitense, a casa nonostante avesse la febbre ed era da poco tornato dall’Africa occidentale.
Quando poi è stato ricoverato, i suoi sintomi erano peggiorati, fino alla morte durante il trattamento da parte del personale medico, tra cui c’erano le due donne che hanno contratto la malattia.


E negli USA scatta l’allarme tra gli operatori sanitari. La principale associazione di categoria ha fatto affermazioni preoccupanti circa l’ospedale, affermando che “non c’erano protocolli su come affrontare il virus mortale. “

I protocolli che avrebbero dovuto essere in vigore a Dallas non lo erano, ed inoltre questi protocolli non sono ancora attivi ovunque negli Stati Uniti,” ha dichiarato RoseAnn DeMoro, portavoce del sindacato infermieri, “ e siamo profondamente allarmati“.
Un portavoce del Texas Health Presbyterian non ha risposto alle accuse specifiche limitandosi a dichiarare che la sicurezza dei dipendenti è le priorità assoluta dell’ospedale.

E mentre il Texas ha a che fare col suo terzo paziente affetto da Ebola, la situazione in Africa occidentale sta diventando sempre più grave: più di 4.000 persone sono morte di Ebola quest’anno in Sierra Leone, Liberia e Guinea, e l’OMS ha dichiarato che se il contagio proseguisse a questi ritmi ci potranno essere 10.000 nuovi casi di Ebola a settimana nei tre paesi entro la fine di quest’anno.

Il presidente Barack Obama scende in prima fila dichiarando che s’impegnerà personalmente a parlare con i Capi di Stato per incoraggiare altri Paesi a fare di più per combattere l’epidemia.
Ci sono un certo numero di nazioni aventi una capacità che non hanno ancora messo in atto appieno” ha detto. “E anche coloro che l’hanno fatto, tutti noi, dovranno fare ancora di più“.

Giacomo Sannino