I nemici dell’euro sono amici della Lega, aveva detto il leader del carroccio a seguito della proposta fatta da Grillo nella festa del Circo Massimo, relativa ad un referendum – consultivo – sulla permanenza dell’Italia nell’Euro.
Matteo Salvini incassa tuttavia un due di picche da Beppe Grillo, che evidentemente non ha mai gradito le alleanze. L’ex comico leader del Movimento ha infatti rifiutato la proposta di una collaborazione dei due movimenti anti-europeisti, che prevedeva un incontro tra i due leader sui temi dell’euro, dell’immigrazione e della riduzione fiscale: temi caldi che da un lato tirano molto anche tra l’elettorato più fluido del M5S, ma che d’altra parte hanno dimostrato di essere anche i temi più divisivi. Insomma un’alleanza con la Lega avrebbe probabilmente giovato solo alla Lega, questo è chiaro. Per questo Grillo risponde a Salvini di non pretendere nulla in cambio, di appoggiare le idee che ritiene più giuste, così come il Movimento farà con le idee della Lega in linea con il suo programma.

Dalla proposta di alleanza di Salvini, Grillo sfrutta anzi l’occasione di respingere al mittente le accuse che il leader leghista aveva rivolto, più o meno negli stessi termini, al M5S durante la campagna elettorale europea: “La Lega degli euromolli lancia il sasso dell’uscita dall’euro e poi nasconde la mano. Il M5S porterà gli italiani al referendum sull’euro: si può fare, come si spiega in seguito, e lo capirebbe anche Salvini che evidentemente non è informato” dice dunque acidamente il genovese, in una sfida a chi è più puro nella lotta contro la moneta unica.

Eppure inizialmente Grillo aveva concesso il beneficio del dubbio alla Lega. “Vediamo se manterranno le promesse” aveva detto a caldo durante la kermesse dei cinque stelle. Oggi sembra tuttavia aver cambiato direzione, per l’ennesima volta, mostrando l’intenzione di voler condurre da solo la battaglia contro l’Europa.

Beppe Grillo ha poi risposto alle critiche e ai dubbi di costituzionalità avanzati in merito al referendum consultivo che il M5S ha intenzione di proporre. “Il referendum consultivo si può fare. Per poterlo indire è necessario approvare una legge costituzionale ad hoc come avvenuto nel 1989 quando si chiese agli italiani se dare o meno facoltà costituente all’Unione Europea” afferma sicuro. Sui tempi e le modalità spiega: “la legge costituzionale per indire il referendum sarà presentata agli italiani sotto forma di legge di iniziativa popolare. Per poterla depositare in Parlamento è necessario raccogliere almeno 50mila firme in sei mesi. Una volta depositata, presumibilmente a maggio 2015, i portavoce del M5S alla Camera e al Senato si faranno carico di presentarla in Parlamento per la discussione in Aula. Approvata la legge costituzionale ad hoc che indice il referendum, considerando i tempi di passaggio tra le due camere, a dicembre 2015 gli italiani potranno andare alle urne ed esprimere la loro volontà sull’uscita dall’euro con il referendum consultivo. A partire da novembre inizieremo a raccogliere le firme“.

Ma quali sono gli ostacoli, a questo percorso legislativo, che Beppe Grillo volutamente non dice? La legge costituzionale di cui parla, come le modifiche alla Costituzione, necessita di maggioranze di cui il Movimento Cinque Stelle non dispone: in definitiva servirà alla legge per lo meno la maggioranza assoluta dei senatori e dei deputati e un successivo referendum confermativo (o una maggioranza qualificata dei due terzi). Questa maggioranza così ampia non si potrebbe avere in questo parlamento neanche con un improbabile alleanza ad hoc di M5S, Forza Italia e gli altri partiti non sostenitori del governo di Renzi.

Roberto Davide Saba