Playoff 2012, gara-1, mancano pochi secondi alla sirena e il risultato tra Bulls e 76ers è ormai in ghiaccio, il numero 1 di Windy City prova la classica penetrazione centrale. Tutto si spegne improvvisamente come nel finale dei Soprano, rottura del legamento crociato anteriore sinistro. Un anno dopo, il ritorno nella partita inaugurale della stagione contro gli Heat, la partita che avrebbe dovuto sancire la fine del calvario per sé, i suoi tifosi e gli amanti del basket. E invece il 22 novembre 2013 un altro infortunio, ma questa volta è il menisco a costringere l’MVP della regular season NBA 2011 a dire addio alla stagione.

Adesso però è tornato per davvero. Derrick Rose è pronto a riprendersi l’NBA. La sua assenza ha pesato non poco negli equilibri della Eastern Conference nelle ultime due stagioni, perché si pensava che Chicago potesse essere l’antagonista di Miami. Ma coach Thibodeau ora non vuol più pensarci e guarda al futuro, perché questa potrebbe essere la volta buona: i Bulls possono tornare ad essere competitivi. Con il ko di Paul George ed il consequenziale forfait di Indiana, soltanto LeBron James, just back home, sembra poter dividere D-Rose dalle Finali; a meno che in quel di New York il Maestro Zen…

La squadra durante la sua assenza è cresciuta a dismisura, grazie ad un commovente Noah e ad una preparazione maniacale delle partite da parte di sergente Thibodeau, che non lascia nulla al caso. La forte unione di squadra (atipica per un roster NBA, figurarsi poi per chi non vince) e un’intensità di gioco spaventosa rendono il sistema difensivo dei suoi Bulls uno degli spettacoli più interessanti delle ultime annate. Toccherà a Rose fare il resto, portare Chicago dove solo Jordan in passato è riuscito, sul tetto del mondo. All-in for Rose.

Non solo Chicago accoglierà di nuovo il proprio beniamino, perché circa due miglia ad ovest, nei pressi di downtown (LA) Kobe Bryant indosserà per la 19° stagione consecutiva la maglia purple-gold in NBA (solo John Stockton con gli Utah Jazz ha giocato altrettanto per la stessa franchigia). La domanda che tutti si pongono è: quale Kobe rivedremo in campo? Difficile rispondere con certezza. Un infortunio di questo tipo (rottura del tendine d’Achille) segna la carriera di un giocatore, special modo un giocatore di basket, soprattutto se consideriamo il chilometraggio del numero 24, di certo non più un ragazzino. Il fatto che sia stato fermo una stagione, esclusa una breve parentesi di partite, gli ha permesso però di lavorare molto sotto l’aspetto atletico, di allenarsi, cosa che i giocatori NBA non possono fare durante la stagione a causa della vicinanza degli impegni. Nello sport moderno molto intenso e dispendioso, gli infortuni sono (paradossalmente) importanti per la carriera di un atleta; sono fisiologici, sono la risposta del corpo all’eccessivo carico di lavoro.

L’infortunio è stato grave sia chiaro. E’ difficile se non impossibile, che possa tornare il giocatore devastante capace di metterne 81 con una mano dietro la schiena, però parliamo di Kobe Bryant, Q.I. cestistico fuori dalla norma.

Tornando ad nell’NBA dell’est, Boston ritrova Rajon Rondo. Purtroppo non da subito, causa frattura alla mano che dovrebbe tenerlo fuori per le prime uscite stagionali, ma lo riavrà presto. L’ex giocatore di Kentucky è pronto ad affrontare una nuova sfida, lui che con la maglia della più titolata franchigia NBA ha già trionfato, lui che con la sua personalità ha conquistato prima i Big Three e poi il suo pubblico. I tempi sono cambiati: Garnett, Pierce, Allen e Doc Rivers hanno lasciato, i Celtics sono lontani dall’essere i favoriti per il titolo e probabilmente non andranno neppure ai playoff, il roster non è esattamente il meglio a cui si possa aspirare. Molto probabilmente testerà la free agency al termine della stagione, i rumors per le strade del nuovo continente corrono ma c’è ancora un’annata intera da giocare e mentre a Houston fantasticano una coppia dei sogni con il Barba, al momento lui resta l’ultimo re della dinastia celtica.

Fonte immagine in evidenza: google.com

 Michele Di Mauro