Partirà da Napoli il progetto “Opera d’arte in classe”, in collaborazione tra MiBACT e MIUR, volto a sensibilizzare ed educare gli studenti italiani alla bellezza e al patrimonio artistico italiano. L’idea è quella di esporre nelle scuole opere d’arte che non trovano posto nei musei in collezioni permanenti. Dopo gli ultimi anni, certamente poco fortunati per l’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole, il Ministero fa marcia indietro e non solo è impegnato a ripristinare lo stato ante quem, ma anche a potenziare e privilegiare lo studio delle discipline artistiche. La riforma della scuola segnerà il ritorno della storia dell’arte” , ha detto Franceschini, sottolineando che arte e letteratura sono due linguaggi della stessa cultura”.

Sarà così un’opera di un artista attivissimo a Napoli, il Cavaliere calabro Mattia Preti, a iniziare il suo tour scolastico: la “Madonna di Costantinopoli”, dipinto del 1656 conservato nei depositi del Museo Nazionale di Capodimonte.

I sostenitori dell’iniziativa fanno già paragoni con un analogo progetto che si tenne lo scorso anno in Inghilterra e che prevedeva l’esposizione di 26 capolavori di artisti come Monet, Turner, Lowry e Gainsborough, in 27 scuole inglesi, e il modello inglese, si sa, è tra i migliori. Ma davvero possiamo considerare quest’iniziativa lodevole? Dopo le tante polemiche che hanno investito l’Expo di Milano e la richiesta dei Bronzi di Riace, davvero è costruttivo far viaggiare le opere d’arte nelle scuole? Certamente non bisogna sempre avere un atteggiamento di critica distruttiva e si deve ammettere che far uscire opere d’arte da locali polverosi in cui non hanno possibilità di essere ammirate e studiate è un gesto molto significativo. Ma quali sono i lati negativi? Prima di tutto, i costi e i rischi. La Madonna di Costantinopoli, ad esempio, non è un quadro di modeste dimensioni: è una pala di 286 × 196 cm. Spostarla ha dei costi: trasporti, assicurazione, manodopera. Per non parlare della sicurezza, sperando che il dipinto sia tenuto nelle scuole soltanto per poche ore di lezione.

A questo punto, ci si chiede, non sarebbe più educativo portare i ragazzi nei musei, potenziandone la didattica e l’offerta formativa? Non è più economico far uscire, in belle giornate di sole primaverili, i giovani dai loro edifici scolastici, spesso fatiscenti, per passeggiare nelle strade del centro storico di Napoli e/o negli splendidi musei della città? Troppi studenti terminano i loro studi ignorando completamente il patrimonio artistico della propria città – che sia Napoli, Roma o Milano – un patrimonio che appartiene loro in quanto giovani cittadini italiani.

Un dato su cui riflettere, perché se non c’è conoscenza della bellezza non vi è interesse a salvaguardarla. E, si sa, in questo i cittadini devono essere i primi responsabili.  

Antonella Pisano