Il sangue non cessa di scorrere in Libia, dopo la caduta del regime di Mu’ammar Gheddafi: si combatte infatti aspramente a Benghazi ed a Tripoli.

Scontri a Benghazi

Il 15 ottobre tra i 12 ed i 15 miliziani, secondo quanto riferiscono fonti ospedaliere, sono rimasti uccisi negli scontri in corso a Benghazi: militari e cittadini che hanno imbracciato le armi si scontrano con i miliziani islamisti, i quali controllano la città della Cirenaica. Benghazi, la seconda città libica, è dallo scorso febbraio teatro di un violento confronto tra le milizie islamiste e l’esercito del generale Khalifa Haftar.

Sin dal sorgere del sole il suono dei colpi di arma da fuoco ha tormentato diversi quartieri. I miliziani jihadisti del gruppo filo-qaedista, Ansar al-Sharia, hanno attaccato un campo militare dell’esercito: poco dopo, i caccia regolari hanno bombardato alcune postazioni islamiste.

Anche oggi a Benghazi si combatte duramente: le forze del governo laico, in esilio a Tobruk, continuano l’assalto alle residue postazioni jihadiste in città. Un portavoce dei militari ha comunicato che i miliziani “hanno subito forti perdite”, mentre i governativi di Haftar “avanzano anche su Az-Zawiyah e Garyan”, località site nelle vicinanze di Tripoli, anch’essa non esente negli ultimi giorni da scontri tra i gruppi armati.

Libia: situazione instabile

La precaria vittoria delle forze del generale Haftar, tuttavia, non pone le sue basi nella partecipazione popolare: la situazione è tutt’altro che stabilizzata, ed è stato fondamentale l’appoggio dei rami lealisti dell’esercito libico, che appoggia il governo di Abdullah al-Thinni; rivestono particolare importanza anche l’aviazione egiziana, che ha colpito le postazioni jihadiste di Benghazi, ed il supporto dei carri armati della 204ª brigata, finora rimasta neutrale nel conflitto interno.

La situazione nella ex quarta sponda rimane comunque frammentata ed in continuo divenire: il generale Haftar, in passato vicino a Gheddafi, mantiene posizioni ambigue; le milizie di Misurata a Tripoli hanno dato vita ad un governo ombra con tanto di Parlamento; i jihadisti controllano la Cirenaica e la fascia orientale del Paese è in mano al governo di Tobruk. In qualsiasi momento potrebbe avvenire un cambiamento di fronti ed alleanze, rigettando nel caos l’intera Libia. Panta rei, tutto scorre: sia il petrolio ed il gas libici, sia soprattutto il sangue.

Simone Moricca