NAPOLI Dopo il crollo dei calcinacci di via Toledo, caduti all’altezza della Galleria Umberto I, che hanno portato alla morte del quattordicenne Salvatore Giordano, la città è diventata un enorme cantiere a cielo aperto.
Infatti, le varie transenne sono aumentate a dismisura e hanno ostacolato la viabilità e incrementato l’inquinamento acustico, portando disagi per i cittadini.
La situazione tange anche la mobilità: procedono infatti i lavori per l’apertura, prevista nel periodo natalizio, della linea 1 della Metropolitana. Stesso discorso anche per le stazioni di piazza Nicola Amore e Capodichino.
Ma ciò che più rattrista tutti coloro che conoscono realmente Napoli, è la moltitudine di reti di protezione ed impalcature, che celano la bellezza dei nostri beni a tutti i turisti che ogni giorno visitano la nostra città.
Ovunque vai, trovi un cantiere. Sono, infatti, in fase di ristrutturazione i porticati della Chiesa di San Francesco di Paola, situata a Piazza del Plebiscito e il Palazzo della Prefettura.
Hanno, inoltre, iniziato i lavori a Palazzo Reale, coprendo completamente la struttura con le impalcature; in piazza Triste e Trento è in fase di ristrutturazione la fontana. Stessa cosa accade al teatro San Carlo.
A conferma del disinteressamento perpetuo che c’è stato nei riguardi dei nostri Monumenti, meno di un mese fa anche il Complesso di Santa Chiara è stato per giorni transennato, a causa della caduta di calcinacci dal portone principale.
Ma, al posto di creare simultaneamente centinaia di cantieri, non si potevano preservare prima i nostri beni?
Crolli di calcinacci e tragici incidenti sono solo il risultato di ciò che, troppo a lungo, è stato trascurato.

Chiara Esposito