Secondo capitolo dedicato ai futuri campioni che calcheranno, per la prima volta, il parquet dell’NBA in questa stagione. Oggi ci concentreremo sulla scelta numero 11 del Draft 2014: Doug McDermott.

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Esprimere, utilizzando solamente 700 parole, il talento offensivo di Doug McDermott sembra un’impresa titanica. Bisogna quindi partire dagli inizi, nel mondo del basket, di questo ragazzotto bianchiccio che quest’anno, a 22 anni, si affaccia per la prima volta sul panorama NBA.

Douglas Richard McDermott, detto Doug, nasce a Grand Forks, Nord Dakota, il 3 Gennaio 1992. Il padre, Greg, è allenatore NCAA ma non obbliga mai i suoi figli, Doug compreso, ad amare la pallacanestro. Doug, però, la palla a spicchi la ama veramente e, mentre il fratello passa le giornate a giocare ai videogames, lui le passa al campetto. La madre, Teresa, dirà poi che fortunatamente Doug non l’ascoltava quando gli veniva detto di non palleggiare in casa e, in effetti, anche noi ringraziamo Doug di aver trasgredito queste regole che gli venivano imposte.

ARRIVO ALLA AMES HIGH SCHOOL – Quando sei figlio di un allenatore, sai che nella vita dovrai spostarti di stato in stato, per seguire la carriera lavorativa di tuo padre. Dal North Dakota, Doug e famiglia si spostano ad Ames, nell’Iowa e qui Doug entrerà nella squadra di basket della Ames High School. Non sembra un giocatore dal talento sconfinato e la presenza di Harrison Barnes tra i compagni di squadra, non fa altro che mettere in ombra le potenzialità del ragazzo. La squadra, grazie al duo, vince per due anni consecutivi il titolo di stato dell’Iowa, ma è soprattutto l’anno da Senior di Doug ad avere dell’incredibile:  20.1 punti di media e 7.8 per i rimbalzi. McDermott vince una borsa di studio per Nord Iowa, ma la rifiuterà per seguire il padre alla Creighton University.

LA GRANDE CARRIERA AL COLLEGE – Sembra normale pensare che quando il padre di un giocatore è anche il coach della squadra, egli giocherà per forza titolare. Non è così per Doug. Il padre, infatti, pensava che il giovane McDermott non fosse in grado di giocare ad alti livelli in NCAA, ma è stato lo stesso Doug a smentirlo. Il solito impegno nel migliorarsi, la solita umiltà e il solito amore per il basket l’hanno portato a evolversi continuamente. In quattro anni polverizza completamente ogni record della squadra, purtroppo senza riuscire a portarla oltre il secondo turno del torneo NCAA. Al suo ultimo anno di college, raggiunge i 3150 punti in carriera, entrando nell’olimpo del college basketball e diventando il quinto miglior marcatore di sempre (superando anche Larry Bird). Doug è anche il miglior marcatore dell’NCAA con 26.7 punti di media, record che gli vale il soprannome di Dougie McBuckets. Caso unico quello di Doug, che dopo essere diventato un eroe cult del college basketball, aver rispettato tutti i quattro anni di studio ed essersi laureato, decide di dichiararsi eleggibile al Draft.

IL RIFIUTO DELLA BORSA DI STUDIO – Dopo quattro anni a questi livelli, la borsa di studio per Doug era più che scontata. McDermott, però, la rifiuta e decide di pagare le tasse scolastiche di tasca sua, pur di lasciarla al compagno di squadra Grant Gibbs, che non aveva potuto riceverla a causa dell’esaurimento delle borse di studio dell’università di Creighton. Un giocatore che si presenta in questo modo, dimostrando da subito di essere un campione sia dentro che fuori dal campo, al Draft non deve avere molti problemi ad essere scelto. Alla scelta numero 11, i Denver Nuggets scelgono proprio Doug, ma c’è un’altra squadra che lo vuole: i Chicago Bulls.

L’ARRIVO IN NBA – I Bulls decidono infatti di cedere le loro scelte al draft e una scelta futura pur di assicurarsi le prestazioni del talento del North Dakota. Durante la Summer LeagueMcDermott ha già dimostrato ottime cose, tra cui la partita da 31 punti contro Denver. Non è di certo un giocatore estremamente atletico, ma le capacità offensive e le abilità a rimbalzo lo rendono un giocatore decisamente più versatile rispetto a un qualsiasi specialista. Ma la differenza, per Doug, la faranno le abilità mentali: se fuori dal campo è un ragazzo umile, timido e generoso, dentro al campo diventa un leone pronto ad azzannare la preda, e considerano i punti fatti in 4 anni di college la cosa gli riesce piuttosto bene. Sarà proprio questa abilità che lo renderà diverso da un qualsiasi role-player e che gli permetterà di essere un giocatore di estrema importanza nel futuro degli stessi Chicago Bulls.

Fonte immagine in evidenza: rantsports.com/Dawk Ins

Fonte video media: rantsports.com/Dawk Ins

Luca Adami