Gli incubi di una nuova tempesta finanziaria sembrano riaffacciarsi precipitosamente sui mercati azionari, che negli ultimi mesi sembravano aver trovato una certa serenità e stabilità dopo i lunghi e travagliati anni della crisi.

A pesare è tutto l’insieme dei dati macroeconomici comunicati di recente, primo fra tutti quello relativo all’inflazione ancora in frenata: 0,3% a Settembre, in calo dallo 0,4% del mese precedente ed al livello più basso da ottobre 2009. Questo quanto appena diffuso dall’Eurostat, a piena conferma dei timori sulla fragilità della ripresa e sull’inefficacia delle politiche finanziarie messe in campo dalla BCE finora. La “droga” di liquidità, di fatto, è servita a sedare per un certo periodo i listini e lo spread; ma la sua transizione dai forzieri bancari all’economia reale è risultata quanto mai difficoltosa, al punto che adesso i mercati cominciano a risentirne di colpo come in una crisi di rigetto.

A ciò vanno aggiunti i timori sempre concreti relativi alla situazione geopolitica mondiale, alla minaccia ISIS che arriva dall’Oriente, ai rapporti tesi e difficili con la Russia, alla diffusione del virus dell’ebola che si diffonde dall’Africa e al rallentamento delle economie trainanti quali quelle di Cina, Germania e Gran Bretagna.

Come se non bastasse, la paura è tangibile verso gli esiti della nuova serie di stress test previsti da Bruxelles sulle banche dell’Unione, in particolare quelle greche, già duramente penalizzate dai mercati nella giornata di ieri, quando Atene ha perso il 6%. Dall’altra parte dell’oceano, del resto, dove pure le attese per il tapering della Federal Reserve mettono a repentaglio la fiducia sulla solidità della ripresa americana, l’indice Standard&Poor’s perde il 2,6%, il Dow Jones il 2,5% e il Nasdaq il 2% circa. Aria pesante a Wall Street, così come in Giappone, dove il Nikkei lascia sul campo un altro 2,2%.

Ovunque i listini hanno vanificato nel giro di 48 ore gran parte dei guadagni faticosamente realizzati nel corso del 2014. In Europa la peggiore è Madrid, con l’Ibex a -3,76%, seguita dalla nostra Piazza Affari, dove il FTSE-Mib arretra del 2,75%. Male tutti i listini, con Parigi a -2,29% e Francoforte a -1,74%. Lo scenario, insomma, prefigura all’orizzonte la possibilità di una nuova tempesta finanziaria, di quelle che sconvolse i mercati dei debiti sovrani a cavallo tra il 2008 e il 2009. Una mossa per spingere la BCE ad intervenire rapidamente, secondo alcuni, effettuando acquisti diretti di titoli di Stato. Sono proprio i bancari i più colpiti dalle vendite: a Milano, MPS cala addirittura in doppia cifra del 10,3%, Bpm perde il 5,7%, Unicredit il 4,1%.

Mentre l’euro riprende la sua corsa sul dollaro a 1,2817 e il petrolio precipita sempre più verso la quota di 80 dollari al barile, s’infiamma anche il differenziale dei titoli di Stato: in mattinata lo spread italiano aveva raggiunto e superato i 200 pb, salvo poi ripiegare intorno ai 188. Che si tratti di un assestamento o delle prime nubi di una nuova vera tempesta finanziaria, il segnale politico lanciato dai mercati è chiaro: la ripresa economica è ancora ben lontana, e dai governi di tutto il mondo ci si aspettano interventi più incisivi.

Emanuele Tanzilli