Erano necessari 570 voti, ma il Parlamento non riesce a raggiungere nemmeno questo quorum. Questa la situazione alla ventesima votazione per l’elezione dei giudici della Consulta spettante al Parlamento. Difatti, i votanti erano solo 538  per cui nessuno dei candidati è riuscito a raggiungere la maggioranza dei 3/5. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, resta il più votato, anche se si registra una diminuzione delle preferenze, passando da 117 a 43 voti. Luciano Violante, candidato del Pd, prende appena 10 voti, mentre Bruno, di Forza Italia, ne prende appena 8. Il resto sono schede bianche o voti dispersi. Lo stesso è avvenuto per il membro laico del Csm che, eletto dalle Camere in seduta comune, non è stato convalidato in quanto mancante dei requisiti richiesti. I due partiti di maggioranza, Pd e Ncd, insieme a Forza Italia scelgono la scheda bianca a testimonianza che la scelta è influenzata da altre questioni che riguardano la legge elettorale e i reciproci veti su nomine e provvedimenti. Anche le varie opposizioni interne ai partiti cercano in tal modo di farsi notare, facendo pesare il loro voto.

Si è evidentemente in una situazione di stallo difficilmente superabile. A testimonianza di ciò i deputati e i senatori non sono stati riconvocati per martedì prossimo dalla Conferenza dei capigruppo, mentre il presidente della Camera Boldrini dichiara che la soluzione “non è semplice e non è a portata di mano”, appellandosi tuttavia al senso di responsabilità che sembra scarseggiare in seno ai gruppi parlamentari.

Dal canto suo, in questa complicata vicenda, il Movimento 5 Stelle, nelle parole del deputato Toninelli, esprime il suo dissenso su scelte imposte dai partiti in mancanza di un confronto sereno, ma soprattutto pubblico, che indichi nomi condivisibili ai più, nonché autorevoli ed indipendenti. È chiaro, anche tenendo conto del numero di voti preso, appena 10, che il candidato del PD Violante appare oramai sempre meno eleggibile, così come Bruno, di Forza Italia, che ne ha presi 8. Occorrono altri nomi sui quali convergano le scelte dei deputati, ma questo richiede un lavoro di cesello e senso di responsabilità.

Una nota critica arriva anche da un esponente del PD, Vannino Chiti, che si lamenta per l’eccessivo numero di votazioni, ma soprattutto teme per la perdita di credibilità del Parlamento. I parlamentari, secondo quanto dichiarato, non sono negligenti, ma evidentemente difettano di indicazioni chiare, mentre ai presidenti di Camera e Sanato chiede una maggiore incisività non potendosi limitare, a suo dire, a convocare le sedute senza preoccuparsi del loro esito.

Oramai prevale la convinzione che il presidente Napolitano taglierà per primo il traguardo eleggendo i giudici di sua competenza con anticipo rispetto alle forze presenti in Parlamento che non è detto che riescano a raggiungere l’accordo entro un mese. Si attende, a questo punto, la fissazione della data della successiva votazione. La ventunesima per la Consulta e la quarta per il Csm.

Francesco Romeo