Il Partito-Azienda, o Partito Personale, per dirla con Calise. Da tempo, ormai, i politologi -specialmente quelli italiani- si interrogano riguardo questo costrutto (quasi) del tutto italiano, questa forma partitica interamente costruita sulla figura del leader, dotata di apparati mediatici permeanti la vita del partito stesso e, spesso, coincidenti con suoi vertici.

Ma andiamo con ordine: occorre dire che, al giorno d’oggi, fatte salve alcune piccolissime realtà, la totalità dei partiti politici italiani si configura secondo il modello del partito professionale-elettorale, forma caratterizzata dalla centralità dei professionisti -e non più dei burocrati di partito-, dalla deregulation interna, essendo dotati di organismi dirigenziali sempre più leggeri, dalla preminenza dei rappresentanti nelle Istituzioni, dal tipo di finanziamento, ora ottenuto tramite gruppi di interesse e, quando presenti, fondi pubblici, accento sui programmi e non sull’ideologia e, last but not least dalla centralità del ruolo del leader di partito.

Ora, la maggior parte dei partiti burocratici di massa della Prima Repubblica sono andati scomparendo o, è il caso del PCI e della DC, pian piano trasformandosi in partiti di stampo professionale-elettorale, processo comune a tutte le democrazie occidentali. In Italia, tuttavia, complice Tangentopoli, questo processo, invece che permeare l’intero quadro partitico, ha riguardato solo una determinata area politica, quella del centro-sinistra. Il vuoto creatosi ha, dunque, consentito che nascessero partiti sempre di stampo professionale-elettorale, ma con alcune peculiarità che li avrebbero resi, successivamente, qualcosa di diverso. Se, difatti, il moderno partito “personalizzato” ha mantenuto buona parte delle forme e dei rituali dei vecchi partiti di massa, come la forma congressuale, le direzioni, etcetera, questa nuova tipologia di partito -è il caso di Forza Italia- che denomineremo Partito-Azienda abbandona ogni forma di rituale e di partecipazione classica alla vita di partito.

Il Partito-Azienda, difatti, si configura come una forma particolare di partito professionale-elettorale, caratterizzata da una presenza del leader ancora più forte (spesso e volentieri, il leader è addirittura il proprietario del simbolo del partito, è il caso del MoVimento 5 Stelle), dalla presenza di un apparato mediatico spesso coincidente con i vertici stessi del partito (ancora, si pensi alla relazione fra Gianroberto Casaleggio ed il MoVimento), e dove il leader non spicca solo in quanto esponente politico, ma in quanto persona, esponendo, a larghi tratti, la propria vita privata -chiaramente spettacolarizzata- sotto i riflettori. Il Leader, tuttavia, non è soltanto più presente dal punto di vista mediatico, ma è a conti fatti il proprietario -de facto de jure poco importa- del partito, che tiene in pugno sia dal punto di vista economico, ed è il caso sia di Forza Italia che del MoVimento, sia dal punto di vista elettorale, considerando che la stragrande maggioranza degli elettori del partito-azienda, più che votare secondo logiche di appartenenza o di adesione ad un programma governativo, esprime, quasi esclusivamente, un voto di tipo plebiscitario nei confronti del leader.

Insomma, la differenza tra partito professionale-elettorale e partito-azienda e, di conseguenza, fra Partito con Leader Partito del Leader passa dal tipo di rapporto che lega il “capopopolo” e l’organizzazione politica alla cui testa si pone. Mentre il classico “leader di partito”, difatti, intrattiene con l’organizzazione un rapporto di mutua convenienza, dove il leader profitta del consenso costruito dal partito in sé e dai suoi candidati sul territorio, ed il partito profitta della popolarità del leader, che pure può sostituire in qualunque momento a favore di una figura più in voga, il “leader sul partito” intrattiene con la sua personale creatura politica un rapporto di natura diversa: egli, difatti, costituisce l’unico motivo d’essere dell’organizzazione stessa, che in sua assenza godrebbe di consenso marginale, cosa che gli consente, considerando il fatto che, privati della sua figura guida, numerosi candidati difficilmente riscuoterebbero altrettanto successo, di essere a conti fatti il padrone del partito.

Nicola Lombardi