Inizia oggi il processo contro Noun Chea e Khieu Samphan, due degli uomini più in vista del regime di Pol Pot, che guidò la Cambogia dal 1975 al 1979. Essi, già condannati all’ergastolo il 7 agosto 2014 per crimini contro l’umanità, persecuzione religiosa, omicidio e tortura, sono oggi accusati di genocidio nei confronti delle minoranze vietnamita e di etnia Cham. In particolare sono accusati di aver acconsentito e in alcuni casi organizzato la politica di sterminio del regime, che in pochi anni ha portato alla morte di mezzo milioni di musulmani Cham e di ventimila vietnamiti. Si stima inoltre che circa 1,8 milioni di persone (un quarto dell’intera popolazione statale) siano stati prigionieri dei campi di rieducazione durante il periodo di attività del regime.

Comincia oggi un altro processo, in quanto le Nazioni Unite hanno deciso di spezzettare in tanti piccoli processi le accuse contro i due leader, visto che un unico processo potrebbe risultare troppo lungo e finire dopo la morte degli accusati, così come successe per il capo del regime, Pol Pot, morto nel 1998 senza essere mai stato processato, così come molti altri esponenti del regime.

Khieu Samphan, 83 anni, è stato il Presidente della Cambogia durante gli anni del regime. Laureato a Parigi con una tesi sullo sviluppo economico della Cambogia, è stato per anni oppositore del precedente governo, fino ad entrate nelle armate clandestine di orientamento filo-maoista. Finita la dittatura di Pol Pot in seguito all’invasione vietnamita del paese, si è aggregato ad un nuovo governo di coalizione, diventandone ministro degli esteri. E’ riuscito a sfuggire all’arresto per un soffio, nel 1998, dopo la resa del Governo. Ha continuato a sostenere le idee che hanno animato il regime, pubblicando nel 2007 il libro Riflessione sulla storia cambogiana fino all’epoca della Kampuchea Democratica, dove difende le politiche adottate da Pol Pot e sostiene che non vi siano mai stati massacri di massa.

Nuon Chea, 88 anni, soprannominato “The Brother Number 2”, è considerato l’ideologo degli Khmer Rossi, ed ha guidato il partito durante gli anni del genocidio. Succedette a Pol Pot come primo ministro, e fu lui a consegnare la resa del governo nel 1998. E’ stato l’unico leader del regime ad aver ammesso i massacri perpetrati, rivolgendosi direttamente alle vittime e alla corte durante il precedente processo, in cui è stato condannato all’ergastolo insieme all’amico Khieu Samphan.

Nicola Donelli