Oggi studenti, legali, commercianti e imprenditori, hanno manifestato contro i 537 licenziamenti previsti dall’asT (acciai speciali Terni), un distretto di imprese controllate dall’acciaieria Thyssenkrupp o fornitrici esterne.

La Storia 

Ma andiamo con ordine perché tutto ha inizio un secolo e mezzo fa, quando la città sviluppa la sua economia e la sua urbanistica attorno alle acciaierie, finché a luglio la multinazionale tedesca riacquista l’acciaieria dalla finlandese Otokumpu. A quel punto viene nominato amministratore delegato Lucia Morselli che, secondo molti dipendenti, “È stata messa lì per fare il lavoro sporco” e vorrebbe eseguire il diktat aziendale di depotenziare o, addirittura, sciogliere tutto il settore dell’acciaio di Terni. Quello che nessuno si aspettava era una così forte coesione e decisa risposta da parte di tutto il tessuto sociale ternano che ha costretto già ieri ad un incontro tra Governo, Regione e Comune in cui si chiedeva “Dialogo con rispetto reciproco”. 

La manifestazione

Oggi i sindacati erano entusiasti di questa partecipazione di massa che, forse, nemmeno loro si aspettavano, in virtù delle 10.000 presenze stimate, al punto che hanno dichiarato “Non diamo cifre. Se vogliono, ci contino loro”, mentre la città era bloccata da una folla di 30.000 unità (dati ex-post). Molti hanno deciso di tenere chiuse le loro attività affiggendo all’esterno striscioni che recitavano “Io sto con Terni”; altrettanti hanno rivolto fischi al palco dove, a fine giornata, chiuderanno la manifestazione: Angeletti per Uil, Camusso per Cgil e Farina per la Cisl. Ed è proprio l’ultimo nome che ha fatto scalpore poiché ha escluso la presenza del nuovo segretario generale aggiunto, Annamaria Furlan, e qualcuno ha maliziosamente sostenuto che la sua assenza non era casuale poiché era prevedibile che l’ira dei manifestanti si abbattesse anche sui sindacati.

Il corteo è stato ricco di slogan come “Se non cambierà lotta dura sarà”, “Chi non salta un tedesco è”, “L’acciaieria non si tocca. La difenderemo fino alla lotta”, oltre a portare per la città una bara rossa con scritto “Questa è la fine di Terni”. 

A fine giornata, Angeletti ha dichiarato “Senza industrie in settori strategici come quello siderurgico, crescita resta solo una parola vuota. Il Governo scenda in campo, dica da che parte sta e, se Thyssen vuole chiudere, nazionalizzi come succede in altri Stati”. Più concreta e telegrafica Camusso che ha sottolineato “Oggi doveva essere sciopero dei lavoratori e, invece, è sciopero di tutta la città. Il Governo risolva la questione con una precisa politica industriale”. Intervistando qualcuno tra la folla, però, si percepiva il forte malcontento “La responsabilità è si del Governo, ma anche dei sindacati che in questi anni hanno fatto poco o nulla”, era l’opinione di molti giovani dipendenti di Thyssen che ascoltavano sotto il palco. L’intervento più acclamato è stato quello del delegato sindacale Emilio Trotti che è stato a lungo applaudito, dopo aver provocato Renzi dicendo “Sei venuto ad Assisi (per le giornate di San Francesco, a inizio ottobre, ndr). Respirare un po’ di puzza di fabbrica non ti faceva male”.

Nel frattempo, oltre alla manifestazione nazionale del 25 ottobre, si annunciano altre proteste dei lavoratori a causa dell’anticipo tfr in busta paga prevista nella nuova legge di stabilità, per due motivi: la tassazione sarà la stessa dello stipendio e, quindi, non usufruirà dell’aliquota fiscale agevolata del 20-25% prevista per il trattamento di fine rapporto; l’acconto tfr, essendo tassato e considerato parte dello stipendio, potrebbe cumularsi al reddito e far perdere il diritto agli 80€.

Ferdinando Paciolla