Il Trattamento di fine rapporto, meglio noto con l’acronimo di Tfr, è un istituto giuridico concernente la cessazione dei rapporti di lavoro.

TFR – E’ stato introdotto con la legge n°297 del 29 maggio 1982, che ha abrogato la disciplina precedente (art. 2120 e seguenti del codice civile del 1942), sostituendosi all’indennità di anzianità (detta anche indennità di servizio o liquidazione). In altri termini, il Tfr può essere considerato un credito retributivo accumulato dal lavoratore durante gli anni di esercizio della professione nei confronti del datore di lavoro, corrisposto da quest’ultimo alla cessazione del rapporto lavorativo. E’ quindi ritenuto un ammortizzatore sociale.

RIFORMA – Ai sensi della giurisprudenza vigente, il Tfr può essere parzialmente anticipato al lavoratore, previo soddisfacimento di determinati criteri, attraverso il versamento delle somme in appositi fondi integrativi o pensionistici. Con ogni probabilità, grazie alla nuova legge di stabilità del governo Renzi, il Tfr potrà presto essere anticipato anche totalmente nella busta paga, su scelta opzionale del lavoratore. In tal senso, l’istituito perderebbe la sua valenza originaria, svuotando di significato il proprio significante. Il Premier ha dichiarato che lo scopo della citata riforma è quello di aumentare il potere d’acquisto di una fetta degli italiani, sulla lunghezza d’onda dell’operazione 80 euro.

Ad ogni modo, i pareri dell’opinione pubblica sono contrastanti e ci occuperemo giustappunto di analizzarli.

SONDAGGIO – L’Ipsos, su commissione del Corriere della Sera, ha chiesto agli italiani il loro parere in materia, suddividendo poi il campione per appartenenza politica ai maggiori partiti italiani.

In sostanza, la maggioranza degli intervistati (69%) si dichiara contraria alla riforma del Tfr, preferendo ottenere un piccolo capitale al momento della pensione o del congedo lavorativo. Tale tendenza cresce tra gli elettori di Forza Italia (70%) e resta alta tra quelli del PD (55%), che appaiono quindi divisi riguardo le idee del proprio leader. La fazione nettamente contraria è rappresentata dai sostenitori di NCD (l’84% – 15%), mentre tra i penta stellati i pareri sono più omogenei (66% – 33%). [Tabella 1]

Tabella1

Ad ogni modo, a riforma acquisita, larga parte della quota destinata in busta paga non rientrerebbe nel circolo del consumo, almeno a detta del campione in esame. I più propensi al risparmio appaiono i forzisti (41%), mentre i piddini (39%), in linea con il totale (38%), utilizzerebbero il 22% della somma per nuovi acquisti. Similare alla norma anche le linea del Movimento, mentre tra gli elettori di NCD si hanno valori anomali. [Tabella 2]

tfr

Fonti: Sondaggio Ipsos ”Il Tfr in busta paga” del 7 ottobre 2014

Fabio Fin