Nella giornata di ieri la polizia messicana ha dato notizia della cattura di Sidronio Casarrubias Salgado, meglio conosciuto come il “leader maximo” del cartello criminale “Guerrieri Uniti“. Sembrerebbe che la nuova dottrina politica del Presidente Nieto – l’agopuntura sociale – stia dando i suoi frutti per sradicare dal territorio le potentissime organizzazioni criminali che, de facto, detengono il controllo delle zone più meridionali e più povere del Messico; dove appunto, nello Stato di Guerrero è avvenuto l’arresto.

Nel blitz che ha portato all’arresto di Salgado anche in manette un cospicuo numero di uomini in divisa, rei di aver preso mazzette ed essersi piegati al potere del cartello, dietro le sbarre per il momento sono finiti 36 agenti di polizia municipale, 22 nella città di Iguala e 14 di Cocula.

La vicenda è necessariamente da collegare ai gravissimi fatti del 26 Settembre a Iguala, quando il “leader maximo”, insieme a suo fratello Mario, arrestato pochi giorni fa, avrebbe autorizzato azioni contro il corteo pacifico indetto dagli studenti dell’università di Ayotzinapa per la legalità nella regione.

I fatti del 26 hanno portato all’uccisione di 6 manifestanti da parte di corpi della polizia coadiuvati dal gruppo “Guerrieri Uniti” e la scomparsa di 43 studenti, parte dei poliziotti fermati nel blitz sono stati protagonisti di quella giornata. Il sindaco di Iguala, José Luis Abarca Velázquez è accusato di aver dato l’ordine e di essere stato una pedina nelle mani dell’organizzazione criminale; defenestrato dal Congresso di Guerrero, è in questo momento latitante.

Ora l’attenzione è spostata tutta sulla ricerca dei 43 desaparecidos; nonostante le flebili speranze di trovarli ancora in vita, il governo federale ha dato vita ad una enorme task force composta da 900 membri della polizia federale 300 della Marina e 3500 dell’Esercito. Il capo dell’Ufficio del Procuratore Generale, Murillo Karam, ha dichiarato che i 26 corpi trovati in una fossa comune pochi giorni fa, non siano quelli degli studenti, ma probabilmente faranno parte del pauroso numero dei 13mila desaparecidos ufficialmente dichiarati  in Messico.

Una pista seguita dagli investigatori sarebbe quella di uno “scambio”  con oggetto i giovani in questione tra i Guerrieri Uniti e i gruppi di narcotrafficanti, per cui le ricerche si sono concentrate sui monti dello Stato di Guerrero, notoriamente usati come basi per lo spaccio e le zone di confine con gli Stati Uniti.

Dario Salvatore