Dobbiamo infrangere la prima regola del Fight Club non parlare mai del Fight Clubper poterci addentrare alla scoperta del suo sequel. L’autore, Chuck Palahniuk, aveva pubblicato il primo romanzo nel 1996, e tre anni dopo David Fincher ne aveva realizzato un film propagando l’onda del successo letterario agli affezionati del genere e non solo. L’intricata storia di Tyler Durden, vissuta nei sobborghi di una città sporca, all’ombra di un sistema malato, rifletteva il disagio dei piccoli funzionari di uno Stato che troppo facilmente li ha dimenticati e trascurati. Nello scantinato di un bar malfamato vedevamo crescere la rabbia, l’indignazione, la frustrazione non più accettata dei poveri sfruttati disumanamente, che attraverso la violenza cercavano non solo ascolto, ma potere. Pian piano, infatti, gli ideali predicati dal fondatore Tyler che avevano ispirato la sommossa si confondevano e perdevano nel desiderio di vendetta e nella bramosia di distruzione; gli adepti obbedivano senza replica pur essendo all’oscuro dell’obiettivo del progetto “Mayhem”, a patto di poter sfogare la propria ira. Non importa dove né come.

È all’insegna di questa riflessione di alto interesse sociologico che Palahniuk ha dichiarato in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “Quando le sottoculture violente ed emarginate conquistano il potere, diventano sempre le istituzioni del futuro. E il popolo deve sempre opporsi a loro per ritrovare la propria umanità. Lo scopo iniziale del Progetto Mayhem era di creare individui forti e coraggiosi. Ma quando un’organizzazione dimentica che il suo scopo primario è quello di dare potere alla gente e non assumerne sempre di più, allora anche questa nuova organizzazione diventa corrotta. E deve essere distrutta“.

Gli anni trascorsi nel dubbio di una continuazione coincidono con quelli del racconto; così ritroviamo Tyler Durden una decina di anni dopo, sposato alla tormentata Marla Singer da cui ha avuto un figlio, Junior. Dalle poche anticipazioni si evince che Palahniuk riproporrà l’ostile rapporto tra padre e figlio, questa volta in una diversa prospettiva, in merito anche alla maturità acquisita con l’età. Questa volta, infatti, cercherà di analizzare i nodi della relazione calando il suo protagonista nel ruolo di genitore. “Trovandomi ora all’età che aveva mio padre quando lo volevo buttare nella spazzatura, mi ha fatto venire il bisogno di rivisitare la storia con il punto di vista di mio padre per verificare se le cose possono migliorare e perché si ripetono in questo modo”.

Lo scrittore si cimenterà in un nuovo genere, quello del graphic novel, reso possibile dalla collaborazione con l’illustratore Cameron Stewart. Il fumetto uscirà in dieci puntate negli Stati Uniti per la Dark Horse Comics nel maggio 2015.

Non è ancora chiaro se sarà realizzata una pellicola del sequel, ma una cosa è certa: attendiamo trepidanti l’esito della rivoluzione incompiuta e i risvolti psicologici di Tyler.

Federica Margarella