Che sarebbe stata un’annata difficile per i Miami Heat lo si è capito in estate, quando a metà luglio Lebron James annunciò il suo ritorno ai Cavs. Da quel giorno sono iniziati i tentativi di rifondazione degli Heat, confermando in primis Chris Bosh e puntellando, in secondo luogo, il roster con elementi interessanti quali Luol Deng, Josh McRoberts e Danny Granger.
Certo era che la franchigia del South East quest’anno non avrebbe lottato per i primissimi posti della conference, abbandonando le ambizioni al titolo dopo il quadriennio targato King James. Tuttavia, le difficoltà per la squadra di coach Spoelstra si sono rivelate ancora più profonde in quest’inizio di pre season: a 10 giorni dall’inizio della regular, infatti, gli Heat hanno subito quattro sconfitte, e racimolando poco o niente anche dal punto di vista della qualità del gioco. L’unica vittoria è arrivata stanotte contro i Warriors, dopo una bella rimonta nell’ultimo quarto dopo essere stati sotto anche di 14 punti da Curry & co nel terzo quarto.
Tutti i discorsi relativi allo scarso impegno agonistico dei giocatori mostrato sul parquet durante la pre season sono d’obbligo, malebron1 è vero che 4 sconfitte accendono un campanello d’allarme per una franchigia finora abituata a stritolare gli avversari.
QUATTRO SCONFITTE – Sono quattro le sconfitte subite dai Miami Heat fino a questo momento. Se erano pronosticabili le sconfitte contro i New Orleans Pelicans e i Cleveland Cavs, dagli Heat ci si aspettava qualcosa in più nelle partite contro gli Atlanta Hawks e, soprattutto, gli Orlando Magic. Ma Wade e compagni sono sempre stati lontani dalla possibilità di vincere una partita, nonostante i risultati finali delle sfide mostrino un distacco medio dagli avversari di 7 punti. Solo nell’affascinante sfida di Rio contro i Cavaliers (la prima da ex per Lebron), gli Heat sono riusciti ad acciuffare l’overtime grazie a due triple nel finale del rookie Napier.
CHRIS BOSH – A lungo corteggiato dai Rockets, Miami è riuscita a trattenere Chris Bosh, diventato il faro della franchigia. Su CB1 si limano tutte le ambizioni degli Heat e, in verità, l’ex Raptors non sta deludendo le aspettative con 17.8 punti, 7.8 rimbalzi, e 1.4 assist in media, peccando solo dal tiro dei 7.25 con uno scarno 23%. Del resto Bosh, che con Lebron ha recitato sempre un ruolo da comprimario, si trova da solo in una squadra in cui Wade non è più il the Flash del titolo 2006, e Luol Deng è ormai sul viale del tramonto dopo la lunga esperienza ai Bulls, così come Danny Granger e Chris the Birdman Andersen.
OBBIETTIVI – Quali sono allora i veri obiettivi di Miami? Noi, nei pronostici di Libero Pensiero (vedi articolo: Stagione Nba: pre-season e pronostici di LP), abbiamo collocato Miami al quarto posto in conference dietro i Cavs, Bulls e Raptors. Del resto, però, il disastroso inizio degli Heat ridimensiona ancora maggiormente i sogni di tifosi, ormai abituati a veder i loro beniamini alle Finals. I playoffs dovrebbero essere alla portata, ma in division gli squilibri degli anni passati son scemati: da un lato ci sono gli Hornets che puntano a conquistare i playoffs e migliorare la prestazione dello scorso anno (sconfitti al primo turno proprio da Miami), e Washington è una delle squadre pretendenti alle finali di conference; inoltre, gli Hawks non sono da sottovalutare visto che il roster che condusse l’anno scorso la franchigia ai PO è rimasto pressoché invariato, mentre i Magic dovrebbero essere il fanalino di coda della South East Division.

Lebron ha inculcato mentalità vincente alla squadra di Spoelstra, Wade (ginocchio permettendo) e Bosh possono essere una garanzia, ma la regular è lunga, e le insidie son sempre dietro l’angolo in un campionato stressante come quello Nba: c’è davvero da preoccuparsi per quest’inizio di stagione o sarà solo un falso allarme? Gli Heat riusciranno a raggiungere i playoffs e sperare di andare oltre il primo turno? Coach Spoelstra avrà un bel da fare per far ritrovare gli automatismi vincenti alla squadra e dovrà star ben attento: le 7 sconfitte dei Lakers in pre season costarono la panchina a Mike Brown due anni fa, il quale pagò il disarmante inizio dei gialloviola. Erik, invece, farebbe meglio ad invertire subito la rotta.

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Domenico Morlando