La disinformazione è una piaga che attanaglia l’Italia da diversi anni e il Movimento Cinque Stelle, da sempre, fa (o vorrebbe fare) della lotta a questa problematica uno dei suoi punti di forza. Da questa voglia di scuotere le coscienze italiane (avete presente l’adorabile “SVEGLIAAAAA!!!” presente in ogni post o commento di matrice grillina?) sono nate tante proposte degli attivisti a cinque stelle, così come dei parlamentari che li rappresentano.

Potremmo farci due risate (amarissime) e parlare di microchip, scie chimiche, complotti vari, ma il nostro intervento odierno parte invece da una tematica molto seria, che coinvolge anche altri membri del Parlamento. Stiamo parlando del reddito minimo garantito.
L’ispirazione, come spesso capita, ci arriva da un “Cittadino Deputato del MoVimento 5 Stelle”, ovvero l’on.Daniele Del Grosso, il quale si è reso protagonista di un piccolo scambio di opinioni con Pippo Civati su twitter.

 

Immagine

 

Il deputato democratico, quattro giorni fa, aveva espresso tramite il popolare social network la richiesta di inserire il reddito minimo garantito nella legge di stabilità; di qui la pronta risposta del nostro Del Grosso, lesto a ribadire che una proposta sul reddito minimo è già sul tavolo ed è il reddito di cittadinanza proposto dai cinque stelle. Ora, balza subito all’occhio il fatto che Civati e Del Grosso stiano usando terminologie diverse; staranno parlando veramente della stessa cosa, come sembra sostenere il deputato grillino?

A quanto pare no.

Il reddito di cittadinanza è una misura definita dagli economisti “universalistica”, in quanto la somma verrebbe elargita ai cittadini indipendentemente dalle loro condizioni economiche. Andando oltre il fatto che questa misura sarebbe economicamente insostenibile, dato che richiederebbe una esborso di circa 300 miliardi di euro (contando un esborso pro capite di 500 euro mensili), va sottolineato che sarebbe anche eticamente sbagliata, dato che la stessa cifra spetterebbe a chi vive condizioni di disagio e a chi invece naviga nell’oro. Insomma, stessa cifra per i disoccupati che vanno alle mense Caritas e per Silvio Berlusconi. Affascinante, no?

Il reddito minimo garantito invece è subordinato a verifiche sulla condizione economica del cittadino e, ovviamente, elargito solo ai cittadini realmente bisognosi di sostegno. Non a caso è presente in tutti i paesi dell’Unione Europea; molti tecnici, tra l’altro, lo ritengono auspicabile poichè garantirebbe anche un riordino dei vari strumenti assistenziali vigenti e una forte riduzione degli sprechi. Tutto questo potrebbe avere un costo valutato attorno ai 10 miliardi di euro.

A questo punto giunge la difesa immediata di Del Grosso, evidentemente imbarazzato dall’evidenza. Scrive infatti su Facebook il deputato: Giulia Borrione solo per precisare e senza alcuna polemica. Il nostro #redditodicittadinanza non è ne illimitato ne universale… forse dovremmo inserire la nostra proposta anche su Wikipedia. Verrebbe da chiedersi come fa un reddito di cittadinanza a non essere nè universale nè illimitato; sarà mica che i cinque stelle hanno chiamato in questo modo la loro proposta solo per differenziarla da quella portata avanti (da molto più tempo) da diverse anime della sinistra (ovvero il reddito minimo garantito)?

Ma siccome siamo pignoli, ci siamo andati anche a cercare un’analisi tecnica della proposta pentastellata. E così, abbiamo scoperto (grazie ad un’analisi di Tito Boeri e Paola Monti per lavoce.info) che, se venisse approvato il “reddito di cittadinanza che in realtà è un reddito minimo garantito”, la spesa sarebbe di 20 miliardi di euro annui. E questo, tra l’altro, introducendo degli elementi di assegnazione del reddito in forte odore di iniquità. Il problema principale risiede nel criterio di calcolo dei trasferimenti che, per le famiglie, fa riferimento ad un modello misto tra schema a base familiare e schema top-up. Senza addentrarci in tecnicismi, per i quali vi rimandiamo all’ottimo articolo su lavoce.info, vi basti sapere che due famiglie con gli stessi redditi complessivi annui potrebbero ricevere sussidi ben diversi. Ipotizzando una famiglia in cui il reddito è equamente distribuito tra tutti i membri ed una nel quale lo stesso reddito è ricavato da una sola persona, questo secondo nucleo risultarebbe idoneo al reddito di cittadinanza.

Come sempre, un sorriso amaro ha accompagnato il nostro articolo.

Fonti: lavoce.info
Link all’articolo di Boeri-Monti: http://www.lavoce.info/reddito-minimo-proposta-di-legge-movimento-5-stelle/