Sono motli i nomi citati da La Stampa per quanto riguarda i finanziamenti della nuova fiera fiorentina inaugurata da Matteo Renzi, la Leopolda 2014 e il deputato appartenente alla minoranza democratica, Stefano Fassina, ha deciso di scrivere un post via web, mostrando il dissenso nei confronti di questo “spreco di denaro” perchè, a sua detta, sarebbe stato più appropriato se di quel denaro ne avessero beneficiato le sedi del Partito Democratico.

La Leopolda si terrà nel week-end compreso nella prossima settimana; combacia proprio con la data di mobilitazione indetta a Roma dalla CGIL, per dichiarare ancora una volta piena guerra al celebre Job Act. Si sono riuniti in data 18 Ottobre, gli organizzatori dell’evento renziano, guidati dal ministro delle riforme costituzionali Maria Elena Boschi. Ma l’iniziativa della Leopolda risulta essere oggetto di scontri interni al Partito Democratico, perché il Premier è incolpato di dare prevalenza alle sue iniziative di corrente, piuttosto che alle esigenze del PD; infatti l’ex viceministro dell’economia Fassina dichiara: “Una parte dell’establishment italiano finanzia con 2 milioni di euro la Leopolda 2015 di Matteo Renzi. Due domande mi permetto sommessamente di rivolgere al segretario Nazionale del Pd: per ragioni di opportunità, non si potevano evitare i generosi e certo disinteressati contributi di chi è stato nominato dal Governo Renzi nel cda di importanti aziende pubbliche? Le ingenti risorse da te raccolte, invece che per la tua corrente, non potevano essere utilizzate per tutto il Pd, ad esempio per aiutare tanti circoli che non riescono a pagare l’affitto e sono costretti a chiudere? Prima il Pd!”

La Open Big Bang, fondazione che si occupa della raccolta fondi, si è dichiarata disponibile a rivelare pubblicamente solo i nomi dei finanziatori acconsenzienti, rispettando le pratiche della burocratica prassi della privacy. Ciononostante quindi, non tutti abbiano fornito disponibilità di chiarezza mediatica, il bilancio che possiamo tranquillamente stilare ci offre una panoramica economica davvero molto vasta: basti pensare che, con solo attraverso coloro i quali hanno favorito la “trasparenza”, si arriva all’acquisizione di un bottino formato da quasi 300 mila euro.

Il primo della lista è Davide Serra, che non potendo partecipare fisicamente si fa perdonare staccando l’assegno più ingente: 175 mila euro. Seguono a ruota i 120 mila di Guido Ghisolfi, proprietario dell’azienda chimica Mossi&Ghisolfi, che versa insieme alla moglie Ivana. Senza dimenticare la cifra dei già più modici 60 mila euro versati da Alfredo Romeo, imprenditore, e quella devoluta da Fabrizio Landi, nominato in Finmeccanica, di altri 10 mila euro. Tra gli esponenti del rango politico troviamo invece il tesoriere Francesco Bonifazi, che partecipa con una quota di 12 mila euro, e la ministra Boschi insieme al recente sindaco fiorentino Dario Nardelli, le cui somme donate sono rispettivamente di 8800 e 6600 mila euro.

Dopo le varie critiche mosse, la Fondazione Open comunque precisa: “Sono assolutamente privi di fondamento i dati sui costi della Leopolda 2014 apparsi oggi su alcuni organi di stampa. Inoltre viene fatta una totale confusione tra Fondazione Open e Leopolda. I circa 2 milioni a cui fanno riferimento certi organi di informazione sono il totale delle donazioni dei sostenitori della Fondazione, non sono non il costo della Leopolda 2014. Tra l’altro, si tratta dei finanziatori della Fondazione dagli esordi a oggi (da settembre 2012 a luglio 2014). La Leopolda 2014 non costa 2 milioni di euro, come e’ stato erroneamente scritto, ma in base a un primo calcolo preventivo, circa 300 mila euro. Va inoltre sottolineato che questi 2 milioni sono serviti per co-finanziare due Leopolde 2012 e 2013, due Primarie, il sito della Fondazione e tantissimi eventi e incontri socio-culturali in tutta Italia. Per togliersi ogni dubbio, e’ anche fondamentale ricordare che basta consultare le voci nella sezione costi dei bilanci che sono online (dunque visibili nella più totale trasparenza) sul sito della Fondazione: basterebbe saperli leggere e non fare letture strumentali.”

Alessandra Mincone