Padoan non teme bocciature da parte della severa commissione UE e si prepara a consegnare la legge di Stabilità al Quirinale.
Le parole rassicuranti del ministro sono state pronunciate nell’intervista rilasciata su Raitre da Lucia Annunziata: il governo supererà l’esame del 29 ottobre perché tutto è in regola, afferma, e il paese va nella direzione giusta. “Il rapporto deficit-Pil continua a scendere e stiamo all’interno del patto di stabilità. L’obiettivo strutturale continua a migliorare. Il programma delle riforme è importante” dice alla giornalista, e dunque in sostanza non c’è da preoccuparti.

Le notizie liete, secondo il parere del relatore della legge, arrivano soprattutto dal provvedimento che riguarda gli sgravi fiscali per i neoassunti a tempo indeterminato, sul quale è impossibile avere stime certe ma che, si immagina a Palazzo Chigi, potrebbero portare almeno 800 mila nuovi posti di lavoro in un triennio. Una legge di stabilità “fortemente orientata alla crescita” e collegata alle riforme strutturali che il governo di Matteo Renzi starebbe mettendo in atto: riforma del mercato del lavoro, della giustizia civile e del fisco. Secondo Padoan le riforme permetteranno dunque di far ripartire il paese, dando agli imprenditori le migliori armi per assumere e investire.

Il ministro respinge le polemiche relative alla tassazione sui fondi pensione contenuta nella manovra, che a suo parere non verrebbero affatto svantaggiati, precisando che si tratti di un adeguamento, della tassazione, inferiore ad altre categorie e in linea con i valori medi europei. Infine ha escluso categoricamente manovre correttive, anche in casi di peggioramenti della situazione economica globale. “Questa domanda me la facevano a maggio ed aprile e io dicevo no.” ha risposto alla giornalista, “se me lo chiede ora rispondo nello stesso modo“. Avverte poi il parlamento – che “vorrà dire la sua” nel rispetto del suo “sacrosanto” ruolo – ma blinda il testo da correzioni significative su un testo molto compatto la cui efficacia complessiva verrebbe altrimenti meno.

I sindacati degli statali intanto sono sul piede di guerra, e la motivazione sarebbe il mancato sblocco dei contratti dei dipendenti pubblici. La Uil, in particolare, minaccia lo sciopero senza limiti della funzione pubblica. Carmelo Barbagallo, segretario generale aggiunto della UIL, nel congresso nazionale della UIL-FPL, ha annunciato la decisione del sindacato di disattendere il protocollo del 2001 in merito agli scioperi dei dipendenti di Enti Locali e Sanità e in particolare in merito alle prestazioni indispensabili garantite in caso. “I contratti collettivi di lavoro del pubblico impiego sono fermi al 2010. Ebbene, se lo Stato non rispetta gli accordi, anche noi ci sentiamo sciolti dal rispetto di quegli stessi accordi e, dunque, non terremo più conto dei limiti previsti per gli scioperi nel settore“, ha affermato il sindacalista sottolineando come il blocco dei contratti sia “una decisione di arrogante signoria che trasforma oltre tre milioni di cittadini in sudditi“. La possibilità che questa decisione porti all’unità, almeno sul fronte degli statali, dei tre principali sindacati confederali arriva in concomitanza con la discesa in piazza dei dipendenti pubblici in Gran Bretagna, i cui salari risultano bloccati dal 2008.

Roberto Davide Saba