Oggi la segreteria regionale del Partito Democratico ha decretato  che il 14 dicembre in Veneto si terranno le primarie per la scelta del  prossimo candidato alla presidenza della regione, che dovrà sfidare l’uscente Zaia nella prossima primavera. Con perfetto tempismo dunque Alessandra Moretti, eurodeputata del PD, rilascia al Mattino di Padova un’intervista in cui dichiara di essere intenzionata a concorrere per la guida della Regione Veneto. La candidatura non è ancora ufficiale, visto che i tempi non sono maturi, tuttavia l’eurodeputata parla già come se avesse ricevuto l’investitura dal partito. “Farò questa battaglia con il mio partito in ogni modo: da europarlamentare, da candidata, da donna di partito, in prima o in seconda linea, l’importante è il risultato, le energie e la voglia di cambiare verso al Veneto non ci mancano. E mai come ora la partita è aperta”, afferma in apertura d’intervista.

Secondo Alessandra Moretti, chi ha governato il Veneto finora non ha fatto altro che isolarlo, chiuderlo alle frontiere di un’Europa in cui “dovrebbero  esportare la capacità dei veneti di creare e di darsi da fare” e “Promuovere la bellezza artistica delle nostre città e del nostro paesaggio”. Durante il resto della conversazione con il Mattino l’eurodeputata veneta parla, sicura delle sue circa centomila preferenze nella regione alle europee, di un centrosinistra in piena sintonia con il Veneto e di un Partito Democratico in grado di intercettare le istanze del territorio. Attacca poi Zaia e la Lega che, pur non avendo nessuno nel registro registro degli indagati, avrebbe egualmente delle responsabilità nello scandalo Mose. La Lega, sostiene la Moretti, avrebbe comunque governato la regione con il Pdl e non potrebbe tirarsi fuori dalla vicenda perché  “Zaia era il numero due di Galan: o non si è accorto di niente oppure ha fatto finta di non vedere. Chisso lo ha nominato lui. Nella migliore delle ipotesi, non è stato capace di cambiare le cose”. Difende il governo, che con la sua finanziaria avrebbe addirittura costruito un testo “a misura del Veneto”. Si dice pronta a “cambiare verso” alla regione, parla di “etica e moralità” come principi assoluti da rispettare e chiede, in riferimento a  Giampiero Marchese (consigliere regionale del PD coinvolto nello scandalo del Mose), di non coinvolgere il partito in azioni che violino tali principi, lanciando un monito per il futuro. La Moretti si svincola poi, quando le viene chiesto se ha mai ricevuto finanziamenti dalla Maltauro, azienda indagata per l’Expo che avrebbe organizzato una cena prima delle europee a cui avrebbe partecipato la stessa eurodeputata: “né Simonetto né la Maltauro hanno contribuito alla mia campagna: le spese sono pubblicate sul mio sito”. Ostenta sicurezza, la quarantunenne avvocatessa vicentina, che è già pronta a coronare la propria ascesa politica, accelerata dalla celeberrima “velocità renziana”.

Antonio Sciuto