Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il 18 ottobre i decreti di nomina dei due giudici che era sua competenza designare per la Corte Costituzionale: Nicolò Zanon, già membro del CSM e professore ordinario di diritto costituzionale presso l’Università Statale di Milano, e Daria De Pretis, professoressa ordinaria presso l’Università di Trento.

Entrambe le nomine sono state contestate dalle opposizioni: Daria De Pretis è infatti moglie di Giovanni Kessler, esponente del Partito Democratico e attuale dirigente dell’OLAF (Organismo Comunitario Anti Frode); Nicolò Zanon dichiarò di essere favorevole al Lodo Alfano (successivamente approvato dal Parlamento e colpito da censura costituzionale), sostiene l’incostituzionalità della legge Severino (base giuridica che ha condotto alla decadenza del senatore Silvio Berlusconi), più volte si è dichiarato sostenitore di norme più stringenti sulla responsabilità civile dei magistrati ed ha avuto rapporti professionali con il leader di Forza Italia. Il Colle non risponde a tali provocazioni: la Corte Costituzionale non ha mai dichiarato, nel corso della sua storia, l’invalidità della nomina di un suo appartenente e il curriculum dei due luminari è sufficiente a dimostrare le competenze in materia. De Pretis e Zanon sostituiranno Sabino Cassese (internazionalista) e Giuseppe Tesauro (presidente “balneare” della Corte: il suo mandato è durato solo 6 mesi), ma entreranno a far parte della Consulta solo il 9 novembre.

La velocità con cui si è giunti alle nomine non ha sorpreso: il 17 ottobre, dopo aver partecipato al vertice ASEM (vertice euroasiatico che ha avuto sede a Milano), la più alta carica dello Stato aveva dichiarato che i tempi per le nomine sarebbero stati brevi. La scelta è stata certamente ponderata, ma il Colle ha voluto sottolineare la sua intenzione di chiedere alle forze parlamentari di raggiungere un accordo: dopo 20 sedute le camere, riunite in seduta comune, non hanno ancora eletto i 2 giudici di propria nomina, e Laura Boldrini fa sapere che non sono previste nei prossimi giorni sedute per il compimento di tale atto.

Colpevoli del rallentamento sarebbero il Partito Democratico e Forza Italia: le due forze avevano raggiunto un accordo per nominare Luciano Violante e Antonio Catricalà, ma nessuno dei due candidati era riuscito ad ottenere i 3/5 dei voti necessari per essere eletti. Il contestato Cavaliere Catricalà ritirò la sua candidatura, dichiarandosi non più disponibile. Forza Italia ha deciso di sostenere dunque Donato Bruno, amico di Cesare Previti, ma anch’egli viene colpito dal fuoco amico: alcuni appartenenti del PD non gradiscono la sua candidatura a causa della sua amicizia con Cesare Previti. Nel contempo anche molti esponenti di Forza Italia hanno dichiarato di non sostenere Luciano Violante, detto “Il Rosso” per il suo passato politico all’interno dei DS (ma accusato dalle opposizioni di essere l’ideatore e il referente di un patto segreto tra Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema). Nonostante gli incontri tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi è perdurata la situazione di stallo: il voto segreto non consente a nessuno dei due di controllare le minoranze di partito che continuano a porre veti, e, non avendo i nominativi di tali soggetti, non possono neanche minacciare espulsioni.

Vincenzo Laudani