(terza parte qui)

Per l’uomo medievale, la cui mentalità era imperniata e radicata sul cristianesimo e la fede religiosa, la fissità e la creazione delle specie da parte di Dio era un dogma incontrovertibile, che per forza di cose cozzava con la teoria dell’evoluzionismo, la quale pur non escludendo a priori l’intervento del Divino Architetto, di fatto entra in contrasto con uno dei principi espressi nella Genesi: mentre l’ipotesi evoluzionistica afferma la derivazione delle specie le une dalle altre a seguito di modifiche accumulate nel tempo, la Bibbia nega l’esistenza di una progressione nella storia dei viventi.

Nei secoli successivi è possibile notare un cambio di direzione nell’approccio umano al sapere: si riscontrò un progressivo allontanamento dai dogmi infallibili affermati dalla religione, a favore di un nuovo paradigma. L’uomo del Rinascimento osava pensare in disaccordo con la Chiesa. Galileo, con il metodo scientifico sperimentale, cambia la modalità con la quale l’uomo cerca di conoscere il reale: non basta più affermare una tesi e sostenerla con argomenti più o meno plausibili, bisogna dimostrarne la realtà oggettiva tramite l’esperimento.

Galileo Galilei
Galileo Galilei

Da allora molte credenze diffuse furono scardinate. Mikolaj Kopernik dimostrò con procedimenti matematici e scientifici la teoria dell’eliocentrismo, che pone il Sole al centro del nostro sistema ed i pianeti componenti in orbita attorno ad esso, spogliando l’uomo e la Terra della centralità sacra che la religione aveva loro da sempre attribuito; Francesco Redi, un medico italiano vissuto nel XVII secolo, fornì prove sperimentali contro il concetto di generazione spontanea, mostrando che gli organismi non si potevano originare da materiale non vivente.

Mikolaj Kopernik
Mikolaj Kopernik

È però durante il periodo illuminista che viene compiuto il grande balzo in avanti: il geologo scozzese James Hutton mise in discussione l’età massima della Terra calcolata dai cattolici. La sua teoria, detta Attualismo, affermava che il nostro pianeta sarebbe stato modellato da eventi lenti e graduali, in un tempo molto più lungo rispetto ai 6000 anni di cui parla la Bibbia. Oltre che di geologia, la comunità scientifica si interessò di paleontologia. Fino ad allora i fossili erano collezionati come curiosità o stramberie; William Smith fu tra i primi a studiarli scientificamente, stabilendo in seguito alle sue ricerche, che la distribuzione di questi non era affatto casuale, ma ricorrente in determinate zone geografiche ed in certi strati rocciosi.

 pesci_fossili

Se eminenti scienziati, come Cuvier, zoologo promulgatore del catastrofismo, e Linnaues, padre della nomenclatura binomia (sistema utilizzato tutt’oggi), continuavano ad essere sostenitori accaniti del fissismo, diversi naturalisti cominciarono ad avanzare tesi basate sull’evoluzionismo. Di particolare interesse è il pensiero di Leclerc, che nella sua opera Histoire naturelle esprime un’idea consapevole sia di evoluzione che di involuzione del mondo dei viventi, rapportandola anche all’influenza esercitata dall’ambiente, riferendosi in particolar modo ai fattori climatici.

Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon
Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon

La più importante teoria evoluzionistica dell’epoca pre-Darwinista appartiene però senza dubbio a Jean-Baptiste de Lamarck. Il biologo francese elaborò le sue tesi, condivise con il mondo nel 1809, a partire dallo studio dei fossili, notando che le rocce più antiche contenevano creature dalle forme più semplici, ed ipotizzando che le forme più complesse si fossero originate mediante una specie di progressione, che egli spiegò elaborando un suo modello.

Jean-Baptiste Lamarck
Jean-Baptiste Lamarck

Lamarck spiegava il modo in cui avviene l’evoluzione attraverso tre concetti:

  • Uso e disuso delle parti
  • Volontà di migliorarsi
  • Ereditarietà dei caratteri acquisiti

Secondo questo modello l’impiego continuato nel tempo di una parte corporea  da parte di un organismo faceva sì che questa si ingrandisse e diventasse più efficiente (ipertrofia); di contro uno scarso utilizzo ne avrebbe decretato la degenerazione (atrofia). I viventi inoltre aspiravano a migliorarsi: aumentare l’efficacia di un distretto anatomico passava anche per la volontà di perfezionarsi propria di questi.

Per Lamarck i caratteri acquisiti nel corso del tempo erano tramandati di generazione in generazione, accumulandosi e portando poi alla formazione di nuove specie. Le modifiche che permettevano agli organismi di avvantaggiarsi rispetto agl’altri a seguito di queste variazioni fisiche avrebbero portato questi ad essere favoriti all’interno del loro habitat.

L’esempio da sempre adoperato per spiegare questo modello è quello della giraffa: un animale ancestrale a collo corto si nutre di foglie. Quando il fogliame dei rami più bassi arriva ad esaurimento, la suddetta bestia allunga il collo per brucare il nutrimento dalle zone più in alto. Tirando il collo per tutta la vita, questo diventava un po’ più lungo, favorendolo rispetto ai competitori dotati di un’estensione minore. Questo carattere viene poi ereditato dalla prole, formando col passare delle generazioni un animale del tutto simile alla giraffa.

lamarck_giraffe

Questa teoria all’epoca ebbe uno straordinario successo e servì molto a diffondere il concetto di evoluzionismo.

Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

 

Paul B. Weisz – Zoologia – Zanichelli

Curtis, Barnes, Schnek, Flores, Valitutti, Tifi, Gentile – Invito alla biologia – Zanichelli