Il destino del Partito Democratico di oggi pomeriggio si annuncia tutt’altro che sereno, sicuramente ancor meno rispetto all’incontro che è stato dedicato al Jobs Act. La minoranza e la maggioranza hanno diagnosi diverse sullo stato di salute dei Democrats, e pare che i primi abbiano deciso di farsi sentire con forza, non essendoci in ballo alcun voto di fiducia sull’attuale Governo.

Toccherà a Lorenzo Guerini e a Giorgio Tonini illustrare la posizione della Maggioranza PD sulla forma partito, tema centrale dell’Ordine del Giorno che sarà introdotto da Matteo Renzi, e Tonini intende rivendicare nel suo intervento una sorta di “Successo” delle politiche renziane sul cambiamento della forma del partito. Per Tonini il Partito è vivo, ha un tessuto forte di amministratori e di militanti, e lo dimostrano le molte feste che ci sono state in tutta Italia. Secondo D’Attore  e gli altri Bersaniani il tema del calo degli iscritti è stato invece affrontato con leggerezza, quasi come se analizzarne la diminuzione sia un peso più che una necessità.

E le accuse vanno anche fuori il recinto della semplice organizzazione del Partito. Stefano Fassina ha accusato Renzi di farsi finanziare la Leopolda da persone da lui nominate nei Consigli d’Amministrazione delle aziende pubbliche, e Gianni Cuperlo rincara la dose, parlando della Leopolda come di un “Partito parallelo al servizio del leader”. Il tesoriere Bonifazi ha rilanciato, ricordando che la vecchia segreteria del partito aveva lasciato le casse con “10 milioni di perdite”, gettando ulteriore benzina sullo scontro interno al PD.

E sull’organizzazione del PD Tonini ha le idee chiare: punta ad un partito sul modello americano, respingendo le accuse di possibile evanescenza di quel tipo di struttura, ed è deciso nel voler riattivare il “popolo delle primarie” non solo in ottica di fund raising, ma anche con sondaggi, referendum ed altri mezzi per rendere la partecipazione delle persone più diretta rispetto a quella che si riesce a raccogliere attorno ai Gazebo. Non intende però modificare gli iscritti, ritenendo che debbano esserci e che solo loro possono concorrere per le cariche del PD, e ritenendoli comunque “L’ossatura del PD”.

Il tutto dovrebbe portare ad una discussione in assemblea nazionale, per ragionare sulle migliorie da fare per l’organizzazione del PD, anche se si pensa non sarà necessario modificare lo statuto per superare i problemi che ci sono.

Non si esclude l’ipotesi, inoltre, dei referendum fra gli elettori sui temi dirimenti, su cui insiste D’Attorre:“Sui temi come il Jobs act ci sarebbe stato bisogno di un pronunciamento degli iscritti, quando cambia la linea strategica e culturale del partito è necessario coinvolgerli”. Anche se resta una domanda: referendum degli iscritti o degli elettori? Secondo lo statuto il referendum può essere organizzato specificando sia che possano partecipare solo i primi o anche i secondi, ma è uno strumento ad oggi ancora inutilizzato. E si pensa di studiare anche l’utilizzo degli strumenti informatici. Il senatore Tonini chiude però dicendo:“La vecchia forma partito basata sugli iscritti è in declino e il modello USA va preso come esempio non solo sulle primarie”.

La minoranza non è d’accordo, e D’Attorre incalza dicendo che “Almeno negli Usa il pluralismo interno è riconosciuto, non c’è l’identificazione totale tra partito e leader. Renzi sta andando molto oltre il modello americano. Noi pretendiamo che il destino del partito non coincida con quello del leader momentaneo”.

La discussione avrà luogo alle ore 15, anche se difficilmente si giungerà ad una decisione definitiva sulla forma che dovrà avere il PD nel futuro.

Pier Gaetano Fulco