Proprio ieri, al termine del Sinodo, Papa Francesco ha proclamato la nomina di beatificazione a Paolo VI, Papa dal 1963 al 1978, il quale sosteneva che “evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella in tutti gli strati dell’umanità, è, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità stessa” in un momento in cui, in Italia soprattutto, la realtà sociale portava gran parte della popolazione ad allontanarsi da quella spirituale.

Come detto, Papa Francesco ha nominato Beato Paolo VI dopo la rituale “domanda” di beatificazione formulata dal vescovo di Brescia, e dopo la biografia di Paolo VI letta dal postulatore della causa, l’attuale pontefice ha pronunciato la formula ufficiale, in latino: “Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Luciano Monari, Vescovo di Brescia, di molti altri Fratelli nell’Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Paolo VI, papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa, nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 26 settembre. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Sarà quindi il 26 settembre il giorno dedicato all’ex papa, essendo stato anche il suo giorno di nascita nell’anno 1897.

Riguardo al Sinodo, Bergoglio ha illuminato una Piazza S. Pietro gremita con alcune sue perle, che sembra gli vengano spontanee, durante tutta la liturgia.
Ha per esempio affermato: “Non bisogna avere paura e delle novità, delle sorprese di Dio” facendo probabilmente riferimento alla profonda riforma che il Papa sta attuando alla Chiesa riguardo a omosessuali e divorziati. Inoltre, commenta uno tra i passi più famosi del Vangelo, “Date a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio”, definendolo “una frase ironica e geniale” detta da Gesù ai farisei, “una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre”.
Come Paolo VI riuscì a tenere allora gli italiani in Chiesa in un momento di ricostruzione, adesso in un momento che potremmo definire di “distruzione” Papa Francesco sta riuscendo a riconquistare i giovani cattolici che si erano allontanati dalla casa del Signore perchè non si sentivano abbastanza coinvolti, con questo linguaggio semplice e un po’ ironico che lo rende un leader spirituale ai livelli di Gandhi e Martin Luther King.

Federico Rossi