Solitamente gli studi sulla gravidanza e sull’influenza della famiglia sullo sviluppo psicologico del bambino riguardano il ruolo delle madri, quali principali caregiver. In realtà il ruolo paterno è altrettanto importante, ma qualitativamente diverso rispetto a quello materno, così come sono diverse le fasi di elaborazione e riconoscimento di sé come figura genitoriale.

Non solo la donna, ma anche il partner si ritrova ad affrontare compiti adattivi, che dipendono dalla sua storia infantile e dalla riuscita identificazione con il proprio padre. Fin dal momento del concepimento il partner deve tralasciare la propria identificazione di figlio per assumere quella di figura paterna, potente, creativa, rassicurante, elaborando l’ambivalenza legata al rapporto con il padre interno. Ciò consente una rivisitazione della primitiva triangolazione padre-madre-figlio e la rielaborazione dell’immagine di sé come genitore. Dunque dal momento del concepimento il progetto di generatività è divenuto reale, e l’uomo entra a far parte del processo di elaborazione mentale del bambino e la coppia sviluppa insieme l’immagine del bambino.

Tale elaborazione nella mente del padre non avviene, in alcuni casi, nelle fasi iniziali della gravidanza, ma necessita la presenza reale del bambino (o le ultime fasi della gravidanza), spostando dunque il momento dell’elaborazione ad una fase successiva. Questa difficoltà potrebbe essere dovuta alla mancata esperienza diretta della gestazione: il bambino non è “fisicamente sentito” come parte di sé; tra il bambino e il padre vi è la presenza del corpo materno, rendendo fin da subito la relazione padre-madre-bambino a base triadica.

Il processo di attesa del padre si può distinguere in 3 fasi. Durante la fase dell’annuncio, fino alla 12° settimana circa, la gravidanza è conosciuta ma non ancora integrata nella vita di coppia. Può esservi grande gioia, o un forte shock, ma non vi è ancora l’integrazione mentale di uno spazio per il “terzo”. Nella seconda fase, mentre la donna inizia ad accettare la gravidanza, l’uomo tende a ritardare il coinvolgimento nei confronti della stessa. L’uomo può sentirsi in disparte, estraneo. È una fase delicata perché i coniugi sono diacronici rispetto al processo di attesa. Nel momento in cui la gravidanza diviene più evidente, con il visibile cambiamento fisico nella donna e la percezione dei movimenti fetali, anche l’uomo inizierà a mentalizzare ed elaborare il proprio status di padre. Inizierà a costruirsi l’immagine di padre e ad avere un’immagine più definita del figlio. Con l’avvicinamento del momento del parto anche il futuro papà vive le preoccupazioni relative alla salute del bambino e della madre.

Le emozioni e i vissuti del neo-papà, così come della neo-mamma, spaziano dalla gioia per la nascita, alla paura e al disagio per la responsabilità di ricoprire il ruolo nel migliore dei modi, all’incertezza e all’insicurezza nell’assolvere i propri compiti.

Fondamentale è la riflessione, la verbalizzazione e la condivisione emotiva all’interno della coppia, non solo della gioia, ma di tutti i vissuti che prevalgono nelle diverse fasi della gravidanza.

Pensare insieme il futuro bambino implica la partecipazione attiva di entrambi i partner; le fantasie “ad occhi aperti” si concretizzano con la scelta del nome, nella preparazione di uno spazio fisico in casa, nelle aspettative sul sesso del bambino.

a cura del portale Psicodialogando