POMIGLIANO D’ARCO –  Dopo il pagamento dell’oblazione da parte di Marchionne per cancellare il reato di condotta anti-sindacale nello stabilimento Panda, si apre la questione dei tavoli metalmeccanici congiunti e scatta l’indignazione della Slai Cobas per ” la conciliazione giudiziale tra Landini e Marchionne”.

Il reato di discriminazione nei confronti degli operai iscritti alla Fiom di Pomigliano è stato cancellato dal Tribunale di Nola grazie al pagamento di un oblazione di 2654 €, in seguito all’accordo raggiunto il 30 maggio scorso tra lo stesso sindacato di Landini e l’amministratore delegato Sergio Marchionne. Una strada questa, che è sembrata obbligata per permettere ai metalmeccanici della Cgil di ritornare nella catena di montaggio e a Landini di sedersi al tavolo del confronto con la Fca globale al pari dei sindacati firmatari del contratto specifico dell’auto, Fim, Uilm, Fismc e Ugl, da cui la Fiom è estromessa a causa del suo no alla firma del contratto aziendale. Ieri, per discutere di Jobs Act e soprattutto della vertenza tra Fiom e Fiat, la Slai Cobas ha indetto un’assemblea pubblica nel Palazzo dell’Orologio di Pomigliano, durante la quale gli autorganizzati Vittorio Granillo e Mara Malavenda hanno attaccato il segretario generale della Fiom e i suoi, definendoli “traditori della classe operaia“.
Tanto rumore e denunce alle procure di tutta Italia per poi consentire all’Ad di quella che è diventata una multinazionale americana dell’auto di cavarsela con un’ammenda” hanno dichiarato i Cobas, per i quali la conciliazione giudiziale tra Landini e Marchionne consiste nel ritiro della denuncia penale della Fiom per la condotta discriminatoria e anti-sindacale al fine di salvare Marchionne dal rinvio a giudizio.
Se sono queste le battaglie per la democrazia della Fiom di Landini, allora i lavoratori Fiat di tutta Italia avranno da gioire.” – ha affermato il sindacato di base – “La Fiom ha consapevolmente salvato in calcio d’angolo Marchionne con la stipula della conciliazione dei mesi scorsi, consentendo alla Fiat di dimostrare il mutato clima delle relazioni sindacali in fabbrica nel procedimento a carico dell’Ad e di altri vertici aziendali di Pomigliano. La Fiom ha scelto di salvare la Fiat e 19 dei suoi delegati scaricando i 300 adetti di Nola, da sei anni relegati in Cig“. Quindi “scambio” giocato sul rientro a lavoro dei 19 delegati sindacali prima riassunti e poi espulsi dopo aver iniziato un interminabile corso di formazione e senza aver mai messo piede nella catena di montaggio; mentre sono ancora duemila i lavoratori discriminati di Pomigliano, insieme agli operai del “Gian Battista Vico“, tutti “scaricati al loro destino”.
Siamo soli! Quest’analisi dimostra che è meglio soli che male accompagnati” ha eslamato Granillo, sostenuto da Luigi Aprea, il quale ha dichiarato: “Quest’assemblea è un inizio. Stanno usando la stessa logica di Nola per altre duemila persone che dall’accordo di marzo 2014 sono definiti “esuberi momentanei“. Inoltre Granillo, in merito all’appello presso il Tribunale di Napoli per il rientro a Pomigliano dei 300 lavoratori del Wcl di Nola, ha riferito: “Siamo in attesa di leggere le motivazioni del giudice“. E intanto, nonostante il clima di tensione tangibile, i sindacati firmatari del contratto dell’auto nutrono la speranza di ritrovare l’unità e, per dimostrarlo, il segretario regionale Fismc lancia alla Fiom la proposta di indire a Pomigliano le elezioni delle rsu.
Al momento ancora nessuna risposta dai metalmeccanici.

Francesca Nappo