Sono stati arrestati, nella giornata di oggi, dagli agenti della squadra mobile di Chieti, i responsabili del falso attentato diretto a Raffaele Bonanni, all’epoca segretario generale della Cisl.

I responsabili del falso attentato sono tre giovani, marito di 32 anni e moglie di 30, insieme a un pregiudicato di 21.

Nella notte tra il 20 e il 21 marzo una telefonata anonima al 112 aveva avvisato che, a Francavilla al Mare, davanti all’abitazione di Raffaele Bonanni, vi era una bomba.

Gli artificieri, di fronte alla telefonata avevano agito immediatamente e, in sede, rilevarono che l’ordigno, per fortuna, era privo di carica esplosiva e inoffensivo, seppur al suo interno vi era un contenitore di plastica unito con del nastro isolante a un involucro pieno di bulloni.

Le indagini sul finto attentato a Bonanni

Le indagini della squadra mobile erano partite grazie all’intuizione di un carabiniere, che, profondo conoscitore del territorio, ascoltando la registrazione della telefonata anonima, era riuscito a identificare la voce di colui che chiamava, identificato poi nell’uomo di 32 anni.
La polizia, quindi, aveva messo sotto controllo l’uomo, monitorando i suoi spostamenti, le sue telefonate e le conversazioni che avvenivano nelle sue auto, grazie ai microfoni piazzati al suo interno.

I due coniugi, dalle intercettazioni, avevano pianificato il possibile attentato con dovizia e cura, studiando i movimenti, le abitudini di Raffaele Bonanni e della scorta.

Verso luglio, gli investigatori avevano perquisito le abitazioni dei sospettati ritrovando, nelle due case, due pistole, un fucile, numerose munizioni e un pc contenente le informazioni e istruzioni per costruire ordigni artigianali, anche con l’utilizzo del napalm.

Oltre a questo, il più giovane era già conosciuto per aver avuto precedenti, arrestato una volta per aver estorto denaro ai propri familiari e per aver indotto alla prostituzione una ragazza minorenne, salvata poi dall’intervento della polizia.

Nei confronti dei due uomini le accuse sarebbero quelle di minaccia aggravata da finalità di eversione dell’ordine democratico, mentre la donna è accusata di falso, cessione di stupefacenti, e violazione della normativa in materia di armi.
Mentre gli uomini sono finiti in carcere, la donna ha ottenuto gli arresti domiciliari, per poter accudire la figlia piccola.

Fabio Scala