Dragonball è un manga che sembra nato per dividere. Se infatti, da una parte, esso è considerato un capolavoro fondativo, dall’altra è visto come un lavoro mediocre e per tanto degno di ogni sorta di biasimo. Per entrare nel dibattito abbiamo passato in rassegna ogni genere di critica mossa all’opera di Akira Toriyama, distinguendo tra accuse fondate e campate in aria. Tuttavia, prima di giungere ad una conclusione e formulare finalmente un giudizio compiuto, sarebbe opportuno spostarci per un attimo dal contenuto alla veste grafica in cui esso è presentato.

La qualità del disegno risulta infatti un indubbio punto a favore di Dragonball, sebbene per qualità grafica non si intenda, in questo caso, una ricchezza di dettagli ed una capacità di formare quadri grandiosi simile a quella di autori come Kentaro Miura, quanto piuttosto un’immediatezza della comunicazione. I disegni del manga di Toriyama sono sempre semplici, chiari, puliti, privi di quel sovrabbondare di linee cinetiche e di quella pesantezza tipica degli anni precedenti che, se da una parte conferivano una gran forza espressiva, dall’altra affaticavano notevolmente il lettore. Questa semplificazione, lungi dal danneggiare il piano comunicativo, ne amplia grandemente la portata.

Tornando al discorso principale, attenendoci all’elenco di pregi e difetti tracciato, potremmo definire Dragonball un manga discreto ma non eccelso. Ha un buon ritmo, riesce a coinvolgere il lettore e ad offrire una certa varietà di situazioni, passando agilmente dall’avventura demenziale agli scontri per il destino del mondo, il tutto in una veste grafica gradevole e coinvolgente. Manca però di profondità, sia per quanto riguarda i personaggi (nella doppia veste della loro caratterizzazione psicologica e dei rapporti interpersonali) che la stessa trama, la quale, salvo alcuni momenti, risulta estremamente semplice e priva di grossi intrecci o colpi di scena.

Si potrebbe facilmente imputare ad un tale giudizio di essere troppo radicale nei confronti di un’opera che, a conti fatti, è pur sempre indirizzata ad un pubblico di età compresa tra i 10 ed i 18 anni, ma farlo non sarebbe del tutto corretto. Basta infatti analizzare altri shonen per trovare quelle caratteristiche che in Dragonball sembrano mancare: Naruto ha tantissimi personaggi dotati di grande spessore psicologico, ed i rapporti interpersonali sono resi ottimamente in Saint Seiya, così come la trama di Devilman presenta uno svolgimento ed un finale totalmente imprevedibili.

Eppure il giudizio formulato resta ugualmente incompleto, poiché non tiene conto di quello che, a conti fatti, è forse il fattore più importante: l’intenzione dell’autore. Akira Toriyama, nello scrivere Dragonball, ha infatti in mente un’opera volutamente semplice ed essenziale, quasi una fiaba d’altri tempi, un tipo narrazione in cui, ad essere realmente importanti, sono gli avvenimenti ed il messaggio che essi vogliono dare più che i caratteri di coloro che vi prendono parte ed in cui il bene, alla fine, ha necessariamente la meglio.

Ma Dragonball si distingue anche in questo dato che molti dei personaggi presentati come “negativi” alla fine si uniscono al gruppo dei protagonisti: per tutti c’è una seconda possibilità, tutti possono avere il proprio finale felice, dal demone alieno asessuato al violento e burbero principe al grasso mostro rosa distruttore di mondi. Forse è questo il vero messaggio che l’autore voleva lasciare, in un opera che, per il resto, appare concepita più come un piacevole passatempo che come una pietra miliare della fumettistica giapponese.

Cos’è dunque Dragonball alla fine? Un capolavoro della semplicità, un’opera che, sebbene meno profonda di altre, riesce ugualmente a lasciare la propria impronta su chiunque vi si imbatta. Moltissimi appassionati di manga si sono avvicinati a questo mondo proprio grazie a Dragonball, e tantissimi autori l’hanno utilizzato come spunto da cui partire per dar vita alle loro creazioni. Nella semplicità con cui riesce a comunicare il proprio messaggio, con cui lega il lettore ad una storia allo stesso tempo nuova e già vista, si trova la grandezza di Dragonball.

Può dunque Dragonball, nonostante la sua vasta pletora di difetti, dei quali non bisogna mai dimenticarsi, essere considerato un mito? La risposta non può essere che affermativa.

Alessandro Ruffo