Si fanno insistenti le voci sulla rivoluzione della legge elettorale, che arriva ad un italicum 2.0. La nuova legge potrebbe segnare una forte accelerazione verso il bipartitismo, in maniera decisa ed ufficiale. Voci parlano anche di un Berlusconi, ormai rassegnato alla scomparsa politica sua e di Forza Italia, pronto a dare il suo placet pur di vedere protetto il suo impero mediatico. In televisione tutto è pronto per la rivalsa dell’esercito berlusconiano, con l’ausilio di un cambio dello schema di gioco, una strategia di respiro militare. “Se non puoi batterli, unisciti a loro”. Recita il famoso proverbio, e cosi Berlusconi mette a disposizione del nuovo premier la rete televisiva al fine di giungere ad uno sfondamento consenziente, evitando quindi la resistenza ed avallando l’idea di una priorità assente del suo Impero.

La salute politica ed economica di Berlusconi, e di Forza Italia, è andata progressivamente deteriorandosi lasciando il posto ad una serie di sbilanciamenti: Fininvest è in rosso, Mediaset in passivo e alle prese con un difficile mercato pubblicitario, Forza Italia travolta dai debiti a garanzia dei quali, presso le banche, c’è solo il nome di Silvio Berlusconi.
Nello specifico della legge elettorale, l’ex premier ha affermato di poter portare la vittoria di Forza Italia da soli. Quest’ultima affermazione lascia intendere una direzione politica ben precisa, da ottenere a qualsiasi costo. Si prevede quindi, tra le modifiche scaturite attraverso i dibattiti tra il nuovo ed il vecchio premier, un premio di maggioranza alla lista che vince e non alla coalizione che porterebbe a premiare i partiti più forti.

I dati parlano chiaro: PD primo, Grillo secondo e Forza Italia al terzo posto. Se si concede il placet, Renzi ottiene il consenso generale ed il potere politico, mentre a Berlusconi resta un Impero, di cui resta ben poco di concreto e fruttuoso. Dietro a questa delicata questione giace il profondo mistero del Patto del Nazareno, o Patto Berlusconi-Renzi, su cui vertono determinate ipotesi che porterebbero ad avvalorare l’idea di una clausola segreta tra il premier e l’ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Il nuovo Italicum potrebbe prevedere un doppio turno, dove al primo turno si possono presentare tutti i partiti, senza alleanze, e un secondo turno dove accedono solo le prime due liste e dove chi vince conquista il 55% dei seggi e può governare in monocolore. Il tutto, ovviamente, spingerebbe al massimo sul pedale del bipartitismo.

Previsto anche un premio di maggioranza alla coalizione che conquista il 37% dei voti, ottenendo il 55% dei seggi, pari a 340, soglia che non può essere in alcun modo superata. Se nessuna delle coalizioni ottiene questo risultato, si va al secondo turno tra le due prime liste, la vincitrice ottiene però solo 327 seggi. Da questo calcolo sono esclusi i 12 seggi della circoscrizione estera. Le soglie di sbarramento restano molto alte, con una coalizione che deve raggiungere almeno il 12% delle preferenze per accedere alla ripartizione dei seggi, mentre le liste che compongono una coalizione devono arrivare al 4,5%. I partiti interni a una coalizione che non raggiungono questa soglia ‘regalano’ i loro voti ai partiti che hanno superato la soglia. Soglia di sbarramento decisamente alta anche per i partiti che non si coalizzano: 8%.

Saranno al massimo 120 i collegi in cui i candidati si presenteranno, che dovrebbe grosso modo corrispondere alle 109 province. Restano le liste bloccate, ma saranno molto corte: un minimo di tre candidati e un massimo di sei, il che dovrebbe permettere agli elettori di conoscere i candidati che si sta andando a votare. Salta la parità di genere tra uomini e donne, che era stata proposta seguendo il criterio della composizione di liste in cui i sessi siano alternati. Se ne riparlerà molto probabilmente al Senato, essendo stata un punto di discussione che ha acceso spesso gli animi. La legge non sarà valida per il Senato, visto che la riforma elettorale è stata agganciata all’abolizione o riforma radicale di Palazzo Madama, che non avrà più rappresentati eletti. In caso di elezione anticipata si andrebbe a votare con la legge proporzionale pura uscita dalla Consulta.

Fabrizio Consiglio