Sono sicuramente giorni di svolta questi che vedono l’iniziativa bellica dell’Isis perdere slancio lungo tutto il fronte, grazie alla tenace resistenza mostrata dalle forze curde del Pkk e del YPG, agli aiuti della coalizione internazionale, ma nelle ultime ore, soprattutto alla svolta presa da Ankara nel permettere ai guerriglieri curdi iracheni, i peshmerga, di poter transitare per i sicuri altopiani turchi e portare assistenza alla città.

I Combattimenti, difatti, si stanno trasformando lentamente in una  “guerra di posizione”; come risulta chiaro dalle immagini pubblicate ieri dalla BBC news, i jihadisti controllano ormai solo la parte occidentale di Kobane.
La città, che sarebbe divenuta il perno di svolta politico e militare nella regione e  che avrebbe consolidato la rapidissima espansione del califfato islamico, si sta trasformando in una vera e propria “Stalingrando” medio orientale.

Fondamentale in tale mutamento è stato il sostegno militare della coalizione; con 6 attacchi portati dall’aviazione francese e inglese nei soli giorni di Domenica e Lunedì, i jihadisti stanno perdendo la capacità di sostenere il fronte con armi e uomini che stentano ad arrivare; ad aggravare la situazione c’è stato nei giorni scorsi l’invio di armi e approvvigionamenti da parte di un  C-130 americano direttamente nella zona controllata dai curdi, così da aumentare la pressione.

L’ISIS non è mai stata così in difficoltà, a dircelo anche fonti locali a Raqqa, roccaforte siriana dell’ISIS, che raccontano di come si stiano reclutando anche 12enni, i quali poi vengono subito inviati al fronte, di come gli ospedali ormai non abbiano più il materiale necessario per operare e di come i jihadisti tentino di coscrivere gli arabi che vivono limitrofi alla città, promettendogli le case dei curdi.
In questo scenario assai dinamico un nuovo agente prende la parola: la Turchia.

Da un certo punto di vista la politica turca perseguita nelle ultime settimane potrebbe sembrare alquanto “altalenante”, ciò è semplicemente dipeso dalla volontà di Ankara di perseguire gli interessi necessari a garantire la stabilità dei territori di confine; bisogna ricordare che la Turchia ha combattuto una lotta decennale con il Pkk per l’autonomia dei territori a forte incidenza curda; non lascia quindi perplessi il commento lasciato in questi giorni del presidente turco Erdogan sui Pkk come “terroristi”.

La scelta di un intervento attivo attraverso la concessione ai peshmerga iracheni di utilizzare  il territorio turco per “doppiare”  le forze dell’ISIS dipende da una valutazione geopolitica, difatti è lo stesso ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu, a definire i combattenti curdi iracheni soggetti politici più affidabili con cui interrelazionarsi.

Di certo questa svolta politica avrà ripercussioni sul più stringente piano militare, c’è la  possibilità di aprire un nuovo fronte sulla collina di Tall Shair e chiudere le forze ISIS in una morsa decisiva.

Dario Salvatore