Sulla legge di stabilità sta per abbattersi la scure della Commissione Europea. Infatti voci da Bruxelles parlano di un Barroso intenzionato a chiedere un aggiustamento alla manovra per portare la correzione del deficit strutturale dallo 0.1% previsto almeno al 0.5%. Una proposta, questa, che va nella direzione opposta promessa dal prossimo presidente della commissione Jean-Claude Juncker, il quale aveva promesso una maggiore flessibilità nell’applicazione dei vincoli e dei patti di natura economica per tutti gli stati membri.

La Commissione Europea ha circa una settimana per portare avanti eventuali iniziative nei confronti di Paesi che non rispettano le regole europee. Sotto la lente di ingrandimenti ci sono Italia e Francia, con quest’ultima particolarmente in ‘pericolo’ dopo la discussa decisione di non rispettare volontariamente il vincolo del 3% del deficit. Anticipando la decisione della commissione, però, i dirigenti economici del governo di Hollande sono volati a Berlino per chiedere una convergenza sui temi. Il summit economico bilaterale si è risolto con un accordo per aumentare l’entità degli investimenti diretti, ma non una parola, in via ufficiale, è stata proferita per la legge di bilancio di Parigi.

L’UE, che sta esaminando le leggi e che dovrà emanare un giudizio definitivo entro e non oltre il 30 ottobre, potrebbe comunque optare per una soluzione soft. Una bocciatura delle leggi di bilancio in questione potrebbe portare a lunghe instabilità, sia politiche che economiche, sia in Italia che in Francia. L’instabilità potrebbe fare più danni che altro, quindi, si potrebbe optare per un’azione ‘soft’, grazie anche ai “costanti contatti con i governi dei Paesi membri“, come ha spiegato anche Jyrki Katainen. Per la legge di stabilità italiana la vera preoccupazione è rappresentata dal rinvio del pareggio di bilancio, spostato per il 2017, e sulla riduzione del deficit strutturale. Su quest’ultimo si sfidano due figure e due linee di pensiero. Barroso vuole un aggiustamento dello 0.5%, rispetto allo 0.1% previsto nella manovra e non intende arretrare di un passo visto che ha ambizione di candidarsi alla guida del Portogallo, un Paese a cui l’UE ha imposto una cura lacrime e sangue e che difficilmente vedrebbe di buon occhio uno sconto agli altri Paesi membri; dall’altro c’è Katainen che, nonostante le sui idee di austerità e di rigidità sulle materie di bilancio, vedrebbe di buon occhio anche un aggiustamento di ‘solo’ lo 0.3%. Ma entrambe le possibilità creeranno enormi grattacapi a Renzi, che dovrà comunque decidere se rinunciare ad alcuni dei bonus fiscali inseriti nella manovra oppure trovare un modo per rifinanziare gli stessi dopo lo stop sulle manovre di contabilità sul deficit.

Francesco Di Matteo