Il PD non è solo al governo, nonostante la larghissima maggioranza ottenuta alle europee. A ricordarlo sono le prese di posizione di NCD su due temi che rivestono una grande importanza per tutta la platea elettorale, ma soprattutto per quella di Centrodestra: il divorzio veloce e la responsabilità civile dei magistrati. Ed è sulla giustizia civile e sulla responsabilità civile dei magistrati che si è consumata un’aspra battaglia che ha visto contrapposti i senatori Pd a quelli di NCD e Forza Italia. Non solo per il tema in sé ma anche perché sull’approvazione della riforma sulla responsabilità civile Bruxelles ci aspetta al varco entro al fine dell’anno, altrimenti ci commina una multa milionaria. Quindi, al fine di riportare nei ranghi le varie correnti, il governo sarà costretto a mettere la fiducia sul testo del processo civile e, con molta probabilità lo stesso sarà fatto in occasione della responsabilità civile dei magistrati.

Insomma il partito unico auspicato dal premier ancora non c’è nei fatti. NCD e Forza Italia sono sempre pronti a mettere in difficoltà il governo anche su altri temi contenuti nel pacchetto #italiariparte che contiene provvedimenti ugualmente delicati riguardanti il divorzio veloce e il taglio delle ferie dei magistrati. Proprio sul divorzio veloce (tre anni invece di uno al fine di ottenere il divorzio) NCD ha fatto sentire la sua voce lasciandolo fuori dal decreto e mostrando tutta la forza dell’ala conservatrice e cattolica che occupa un posto di rilevo nel partito.

È pur vero però che Alfano ha alcuni punti di frizione con il PD sia a livello governativo, sia a livello di alleanze nelle regioni, come dimostrano gli ultimi casi di Emilia Romagna e Calabria dove le due forze non si sono coalizzate sugli stessi candidati. Quindi anche temi eticamente preminenti, come il divorzio, diventano merce di scambio tra i due schieramenti, centrosinistra e centrodestra, in cambio della fiducia al maxiemendamento.

Questi continui ricorsi alla fiducia rendono evidente, semmai non fosse ancora del tutto chiaro, che il Parlamento è incapace di prendere decisioni repentine senza impantanarsi in lungaggini deleterie che cozzano con l’urgenza dei provvedimenti. Da qui il ricorso alle continue fiducie che riescono a convincere anche i più recalcitranti, pena il tutti a casa e le elezioni anticipate.

Tuttavia è il tema della responsabilità civile dei magistrati quello che preoccupa di più il governo che è stato costretto a procrastinarlo dopo la legge di Stabilità a causa della forte opposizione di Forza Italia che lo vede un po’ annacquato rispetto alla legge Vassalli, dal momento che non è vero che chi sbaglia paga. A questo proposito però la fretta è stata una cattiva consigliera dal momento che il testo in votazione in Commissione non è quello del governo ma bensì quello vecchio emendato dalla stessa commissione e che deve essere rivisto dal ministro Orlando, pur essendo il testo del governo pronto dal 29 agosto. Tutto ciò non aiuta, anche perché i tempi sono stretti e Bruxelles incombe con le sue sanzioni. Sono trascorsi oramai tre anni da quando ci è stato imposto di metterci in regola con la responsabilità civile dei magistrati dal momento che sono tanti i cittadini che vincono i ricorsi per cattiva amministrazione delle giustizia e non lo abbiamo ancora fatto a testimonianza delle lungaggini parlamentari che posso costarci davvero care.

Francesco Romeo